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La quale mente venne espugnata infine, e a immateriale vasca, per insolita conversione, resa identica. E allora, fortemente temendo le precipitevoli acque e tra i lacci del quesito senza posa dibattendosi, in Noemi surse una domanda.

Una insignificante vasca nel vortice matematico del Tutto, tanto maraviglioso da potersi credere per simulazion concepito? Proporzional sapere, dal sommo al pressoché nullo, ogni esperienza induce, a seconda dei subietti. Quale sapienza ne spillano gli atti, forse una maggior cognizione del tempo e dello spazio? Ma la sera istessa, rincasata la sua fante, ella scorse sul tavolo un rivolo di sangue e in bella vista lingua umana posata nel mezzo. In specie attinenti a minacce o avvisaglie malvage di contrappassi a preterite colpe destinati.

Questo in quanto agli umani. Ma vedrassi ancora a lungo sulla terra gelare acque e ghiacci dissolversi, secondo cicli che natura non muta. E molte anime umane e asinine, gemendo o ragliando secondo costume, da lor corpi malinconiosamente separarsi.

Modi difensivi di vario tenore si discutono assai. Opera di Fiorenza Casanova. Molti casi confermerebbero il suddetto supporre. In proposito si ponga mente a una moltitudine di atteggiamenti che in egual modo si confanno a uccello e uomo.

Un modo come un altro per passare il tempo. C arissimi, purtroppo la sorte e l'insipienza altrui si accaniscono contro di me. La presenza di tre linfonodi, peraltro asportati, ma infiltrati da cellule tumorali, mi avrebbero consigliato una chemioterapia che fortunatamente ho rifiutato, perché avrebbe avuto conseguenze letali, dato lo stato di sfinimento in cui mi trovo.

Ora le ragioni di questa spossatezza mi sono chiare: Sto cercando, per quanto possibile, di curarmi ma, credetemi, mi riesce difficile anche il minimo movimento. Per questo sono costretto piuttosto bruscamente a salutarvi, ma, in attesa di recuperare le forze, vi prego di accettare quanto il vostro amico vi acclude in calce.

A llegretto ma non troppo. Se lo conosci lo vinci. Ben scavato vecchia talpa! Variazioni sul tema precedente. Gli intelligenti la spendono nel campo della conoscenza e dei saperi. Più il tempo passa e più la gola reclama generi di conforto Le memorie servono per non perdersi in un ginepraio di sciocchezze e futilità". Quando pensate di sposarvi? Flavia è già incinta? Gemma guarda il suo quasi ex marito dritto negli occhi, lui ha uno sguardo sorpreso e spaventato, che subito abbassa sul cellulare che continua a toccare, ruotare, prendere e riappoggiare sul tavolo del ristorante.

Vuole un bel matrimonio con tutto il paese in festa, vuole un figlio, vuole una nuova casa, e soprattutto vuole qualcuno che le assicuri tutto questo. Non ho dubbi su quello che vuole lei. E tu, Damiano, tu che cosa vuoi? Ecco, è diventata aggressiva, proprio come si era ripromessa di non essere. Poi era venuto il dolore. Si erano messi insieme che erano ragazzi, cresciuti entrambi in quel paese di provincia che avevano finalmente lasciato per una casa di una dignitosa periferia cittadina, dove lei ancora vive con il loro bambino di nove anni e un futuro andato in pezzi.

In fondo non era male la vita che si erano costruiti, e che lei si aspettava continuasse. Si amavano, amavano il loro bambino, amavano il loro lavoro.

A lei piaceva insegnare in una scuola elementare e lui aveva non poche soddisfazioni dalla piccola fabbrica di mobili di cui aveva preso le redini dopo la morte del padre. Aveva invece bisogno di qualcosa di diverso? Lei cercherà di farti dimenticare che hai già un figlio. Ti sembra che possa dimenticarmi di Mirco? Che Flavia possa impedirmi di vederlo?

Non è un mostro, Flavia. Gemma si morde le labbra per non dare voce ai suoi pensieri. Aveva allora ventidue anni e aveva appena faticosamente finito una scuola di ragioneria.

Serviva un temporaneo aiuto in amministrazione. Basta che non mi faccia perdere tempo. Lei certo non aveva perso tempo e del tempo che aveva fatto perdere a Damiano lui non si era lamentato.

Evidentemente non aveva rimpianti. Era solo Gemma ad avere rimpianti. Tra poco lui sarebbe tornato al loro vecchio paese, nella sua casa con tavernetta e un fazzoletto di giardino, nella sua nuova vita.

E lei sarebbe tornata al suo piccolo appartamento cittadino, alla sua vita spenta in cui solo il suo bambino e i suoi piccoli alunni fanno luce. Gemma si guarda intorno nella trattoria dove una recente ristrutturazione ha conservato studiati sprazzi della rustica tipologia originaria. Il Natale e le vacanze di Mirco, il computer che non funziona e le spese di casa.

Ma come lei si aspettava e temeva, lui aveva anche altri argomenti da affrontare. Il figlio forse già in arrivo. La sala si sta svuotando. Gemma e Damiano rimangono soli, mentre i camerieri si muovono freneticamente intorno a loro sparecchiando e preparando i tavoli per il giorno seguente. La stanza del guardaroba è ormai vuota, lui si infila il giaccone di pelle e Gemma cerca il suo, che aveva lasciato accanto.

Hai presente il mio, è un comunissimo piumino nero lungo col cappuccio, come vuoi che si potesse scambiare con questo! Gemma chiede ai camerieri, ma nessuno le presta molta attenzione, non sanno niente e hanno fretta di chiudere. Tutto sommato ci hai guadagnato. Oddio, avevo qualcosa in tasca? No, le chiavi le ho qui nella borsa.

Ci sono parecchi piumini neri. Ma non il suo. Il tipo la osserva in silenzio con aria perplessa, continuando a fumare. Ora è tardi, andiamo. Alle due è al ristorante portando con sé il pellicciotto colorato dentro una grande borsa di plastica.

Ma nessuno ha riportato il suo. Chissà se serve a qualcosa. Gemma si gira e riconosce il fumatore che la sera prima era davanti al ristorante. È seduto a un piccolo tavolo da solo. Anche lei è ancora qui. Una scatola di sigari.

Niente di prezioso, ma ci tenevo. Sono passato a cercarla, e visto che ero qui mi sono fermato a mangiare. E lei il suo cappotto?

Ha rintracciato la proprietaria di quella pelliccia blu? È proprio una cosa che non riesco a spiegarmi. Non piace a suo marito? Ma magari per lei non è stata una grave perdita. Gemma rimane in silenzio. Capisco bene cosa prova, invece. Ha tempo per un caffè? Si sieda, dieci minuti.

Io mi chiamo Fausto. Porta i segni di una delusione recente subita con rabbiosa frustrazione. Sembra interessato per davvero. O in ogni caso è uno che sa ascoltare. Fausto è un uomo di parola. Dopo qualche giorno telefona e dice che gli è saltato un appuntamento e potrebbe passare. È la prima visita e ne seguiranno molte altre. Di rimanere ancora ferita?

Anche a Mirco fa bene avere a che fare con un personaggio maschile, visto che suo padre è completamente rincoglionito. A te lui piace, giusto? E di sicuro tu piaci molto a lui. Damiano è mai stato geloso? In realtà non ne ha mai avuto davvero motivo. Avevano dato per scontato il destino che li attendeva.

O almeno lei era stata troppo sicura. E Damiano ora era geloso di Flavia? Forse era questo che voleva, una donna di cui non sentirsi troppo sicuro. Non sembrava il tipo, Damiano, da provare questo genere di eccitazione, ma è vero che a lei non era mai sembrato il tipo da poter fare quello che poi aveva fatto.

Fausto invece non la considera una cosa acquisita, è sospettoso, teme di perderla. Dunque prova per lei qualcosa che Damiano forse non ha mai provato. Mi sono fermata a sentire le prove del coro con il maestro di musica. Fausto accenna a un uomo giovane e magro che esce in quel momento dalla scuola e va dritto verso la sua bicicletta, senza voltarsi verso di loro. Insegna qui da tre anni.

Gemma guarda la faccia di Fausto e non aggiunge altro. Giuseppe è una persona sensibile e timida a cui è molto affezionata. Quando è rimasta sola lui le ha fatto sentire la sua presenza discreta, le ha offerto la sua disponibilità nel caso lei avesse avuto bisogno di qualunque cosa. Le ha sempre dimostrato una gentile attenzione.

Giuseppe si gira allarmato mentre già si sta allontanando in bicicletta, ma Fausto la spinge con decisione e la fa salire in macchina. Ti ho fatto male? Non sopporta gli uomini che ha intorno. Anche Giuseppe è un potenziale rivale per lui, come chiunque altro. Quando in estate la mamma di Massimo, un compagno di scuola di Mirco, li invita entrambi per due settimane nella loro casa al mare, Fausto le telefona tutti i giorni.

Una domenica le compare davanti in spiaggia. E forse a controllare, pensa Gemma. Ma quella visita improvvisa le fa piacere. Lui aveva voglia di vederla. Fausto vorrebbe trasferirsi a casa di Gemma e Mirco, vivere con loro, ma lei non si sente pronta a una convivenza. Le ha lasciato dei lividi sulle braccia, a forza di scuoterla. Le ha tirato con violenza i capelli.

Ha paura di perderla, pensa Gemma, che sa di provare la stessa paura. Ha paura che lui scompaia, ma a volte ha paura anche della sua presenza. La paura le tiene spesso compagnia, ne sente accanto il respiro affannoso. Deve controllarsi anche con lui, oltre che con Mirco. Cosa potrebbe chiedere, e a chi? Ma si vogliono bene, non ci sono dubbi. È ormai quasi un anno che si sono conosciuti. Del divorzio non aveva più parlato, neanche del figlio, ma lei non aveva fatto domande. Non voleva essere coinvolta nei suoi dubbi, non voleva essere la sua confidente.

E alle domande che lui le faceva sulla sua vita privata lei dava risposte vaghe. Vuole tornare con te. Devo stare zitto e aspettare le tue decisioni! Lui la prende per le spalle, sembra un abbraccio ma la spinge contro il muro e la tiene ferma stringendole le dita intorno al collo.

Gemma è atterrita e cerca di difendersi, di prenderlo a calci, di divincolarsi. Non se lo aspetta. Gemma si riscuote e va a rispondere. Ti prego, mi lasci? Domani andiamo insieme a scuola. Hai una voce strana. Ti sei fatta tanto male? Ti mando un bacio. Grazie al cielo Mirco non la vedrà in questo stato. Poi fa il numero di Fiorenza.

Fiorenza spaventata le dice di aspettarla, che arriva appena possibile. Gemma si alza e si guarda allo specchio. Il livido diventerà ancora più grande, ma temeva peggio.

Prende del ghiaccio e se lo mette sopra la botta. Ti ho fatto molto male, lo so. Non so cosa mi ha preso, non sopporto che tu esca con altri uomini, neanche con tuo marito. Gemma racconta ma si accorge di tralasciare i dettagli, di cercare di minimizzare.

Fiorenza vuole che comunque parli con un avvocato, lei lavora in uno studio legale e non ha difficoltà a procurarle quello giusto. Anzi potrebbe farlo già stasera.

Dai, ti aiuto a truccarti e usciamo insieme. Si lava, si veste, si mette uno spesso strato di fondotinta e sistema i capelli in modo da nascondere il livido. Al ristorante lui la chiama ancora. Potrebbe non rispondere, invece lo fa. In fondo si aspetta qualcosa da lui, una spiegazione convincente, qualcosa che le permetta di capire.

Lui sta per chiedere chi, ma si trattiene. Ah, era lui a soffrire. Probabilmente era vero, la amava e soffriva, in quel suo modo incapace di controllo, di misura. Doveva forse avere pazienza, aiutarlo a trovare la maniera di esprimere i suoi sentimenti. Gemma spegne il cellulare e Fiorenza la guarda. Lui una volta mi ha accompagnato a casa dopo una cena a casa tua, sa dove abito e qui intorno non ci sono molti ristoranti.

E mentre si sforza di prendere parte alla conversazione ricacciando indietro tutto il resto, qualcuno chiede: E allora improvvisamente capisce. Capisce che lui non cambierà, che quanto è successo è destinato a ripetersi, che lei deve svegliarsi dal suo lungo sonno e guardare quello che non ha voluto vedere. Capisce che deve rimettersi faticosamente in piedi e andare incontro a una nuova solitudine, che ancora sarà chiamata a dare prova di coraggio e di dignità.

Chiederà consiglio, chiederà aiuto, ma poi dovrà proseguire da sola per la sua strada. Sa che deve farlo. È ancora in tempo. Prima di dover fuggire da un ristorante nascosta dentro un anonimo piumino nero, abbandonando nel guardaroba una pelliccia blu elettrico, troppo appariscente per passare inosservata.

L a sovversione è contenuta in una bomba. Elevando la poesia a deflagratore universale, Corso contrappone con scaltra ironia la Morte cosmica alla piccolo-borghese, replicante, privata no-feeling, sadless morte naturale o incidentale. Scriveva Burroughs nel Infila angeli sui tuoi piedi giubileo. La tua ora è giunta vedi essa è giunta. Ginsberg e Corso L a metafora trionfa sopra il mondo. Compiendo n-volte il suo circuito virtuoso, essa produce senso al di là delle sterili opposizioni manichee.

Giaculatorie alla Ginsberg, ma più distese e raffinatamente sofferte, anche se talvolta portate a una proliferazione immaginale estrema, ai limiti del fading. Il sole ha la forma di un dito curvo che accenna. Il sole vortica cammina balla salta corre. Il sole predilige palma agrumi polmoni tubercolosi. Il sole ingoia il lago e le alpi Teliphicci ogni volta che sorge. Il sole non sa cosa vuol dire amare o odiare. Il sole tutta la mia vita è sceso nel lago Teliphicci.

Oh foro costante dove ogni aldilà è pura Bisanzio. Il Potere è sottopotenziato. Il Potere è senza corpo o spirito. Il Potere è tristemente fondamentale. Il Potere è raggiunto dalla Debolezza. L a poesia, in Corso, non si inchina alle schizomorfie del Logos, responsabili di ogni dogma etico-gnoseologico. E quanto fu saggio. Nel componimento, una scherzosa pagina autobiografica intitolata The Whole Mess… Almost, Tutta la baracca… o quasi, domina massicciamente il verbo throwing out, buttar via.

Salii di corsa sei piani di scale. Un gesto chiaramente assurdo, ma anche un segnale a chi legge. Difettando di questo salutare jolly dello spirito risulterebbe vano poetare. In altra sede il poeta scriverà: E perché ti dicono sii un uomo, non un pagliaccio? E cosa vuol dire essere un uomo? Clown, in The Happy Birthday of Death. Un tizio sta in piedi alla finestra: Lo sarà, non lo sarà? In mancanza di prove di verità circa il transumanare, lo iato tra sentirsi Dio ed esserlo non sarà mai colmato.

Ancora una volta, in Gregory, trionfa la ragion poetica, fatta di domande inevase, dissolvenze logiche e allucinate lacune. Stavo attraversando un ponte. Ma con quali conseguenze sulla poesia?

Erranza, sbando, flânerie, esondazione: Sempre on the road, per dirla alla Kerouac, sulle due corsie di andata e ritorno. Gregory, insomma è Ermes, traghettatore e nunzio. Ma un Ermes accoppiato alla Musa dionisiaca, maestra di allucinologia à la carte: Vidi Lei ed esclamai: Mi fece segno di accomodarmi su un cuscino di velluto dorato.

Mi sedetti — e ai Suoi piedi di cigno stavano tre: Columbia U Poesy Reading — Keruac S i è parlato spesso di ossessione della morte, a proposito di Corso, tanti sono i cadaveri più o meno exquis disseminati nella sua produzione poetica, e altrettanti gli allegorici mangiatori di carogne. La morte primeggia, infatti, nel corpus, ma con funzione di filigrana talismanica incorporata al testo-della-vita. È la morte che augura a se stessa buon compleanno, come registra un celebre titolo, è la morte sessualizzata Eros-Thanatos , è la morte come condizione di rinascita.

Quella calvizie che, fin dal mito di Sansone Samson bear with me! Cosa serve che io cammini per Fifth Avenue. A maggior ragione la creatura che le incarna per eccellenza, il pagliaccio, meriterebbe la salvezza: La Morte, come la coda di una scimmia,. La folla, dopo averlo riconosciuto, si abbandonerà a un forsennato linciaggio, colta da un raptus omicida di natura ancestrale. E una furia di madri e padri. Invocai gli angeli della mia generazione.

Io urlai il nome: Gregory Corso Redento in seguito, ma forse non del tutto, dalla Musa poetica. Ma soprattutto poeta immaginifico e nel contempo straordinario osservatore della realtà. Uno dei pilastri della beat generation. Amoruso, La letteratura beat americana , Laterza, Bari, , p. L a storia che vi voglio raccontare è quella della nascita di un capolavoro inaspettato. Di un fiore che, contro ogni aspettativa, germoglia nel deserto del dopoguerra. Questa storia inizia nel , subito dopo la liberazione di Roma da parte delle truppe alleate.

Storie che gli sono state raccontate direttamente da partigiani con i quali era in contatto o che ha letto sulla stampa clandestina. Rossellini coinvolge Federico Fellini, che allora non era ancora regista cinematografico ma aveva firmato diverse sceneggiature di film popolari e aveva un negozio di caricaturista a Roma.

Il film nasce tra le macerie della guerra, ma in un clima di grande speranza e tensione verso il futuro. Cinecittà, uno dei simboli del fascismo per gli americani, era stata trasformata dalle truppe alleate in un campo profughi.

La lavorazione del film inizia a gennaio e termina a giugno del È una lavorazione travagliata, che procede a singhiozzo tra ostacoli di ogni genere. Manca la pellicola e Rossellini è costretto ad utilizzare pellicola di risulta, avanzi di magazzino oppure quel che resta agli americani dopo aver girato le attualità di guerra. Gira senza sonoro per ridurre le spese gli attori doppieranno se stessi a montaggio completo e durante la notte, in uno studio improvvisato in via degli Avignonesi n.

I finanziamenti non sono sufficienti. La presenza di Rossellini garantisce il supporto di alcuni mecenati, ma le cifre sono modeste e i soldi finiscono in fretta.

Al contrario della critica, il pubblico lo ama fin dal principio: Per lui il neorealismo era soprattutto una posizione morale: Una sincera necessità di vedere con umiltà gli uomini quali sono, senza ricorrere allo stratagemma di inventare lo straordinario. Oggetto vivo del film realistico è il mondo, non la storia, non il racconto. Numero monografico di "Microprovincia" su Rebora.

Il tormento dei versi esiste. Tornare ai poeti serve. Non so come, ma serve al pensiero e alla vita. Incontenibile perché timida e sommessa. Luogo della tragedia vera e di tutti i funambolismi possibili: Vela senza la barca. Per questo sono tornato a quel Clemente Rebora che non ho mai dismesso. Prima e dopo la sua conversione. Il più frequentato e scalpellato tra i poeti del mio desco da ciabattino. In un andamento sinfonico al quale abbandonarmi, una volta tanto senza note a piè di pagina, in un furto non dissimulato e continuo di pensieri e citazioni altrui.

Quasi che la lettura si arrabbi con la critica e la dileggi e che un impulso poetico sgangherato il mio s'anneghi nel mare vasto di un rigore vigile e non di rado autofustigatore. Critica dei tempi ed autocritica, controcorrente e in anticipo rispetto alle odierne generazioni senza storia e senza memoria —barbare di una verginità lieve, impalpabile e orrenda il ballo di Salomè che decapita il Battista — per le quali l'autocritica pare declassata a critica delle auto… Nella stagione in cui non è più la politica a farsi musica, ma la musica a farsi politica.

Gustav Klimt e il suo gruppo della Secessione viennese potrebbero ben commentare: Dunque Rebora, da un luogo dove insiste esausto il pensare politica, là dove Cristo ha ragione e Machiavelli vince: Vale la pena ricordare, per scansar equivoci, il principio di Sant'Ambrogio che Lazzati amava ripetere: Perché l'artiglio dell'io uccide, il poeta cerca in tutto l'esistere un varco e una sortita: Luogo poetico ed epicentro di un sisma interiore la minuscola mansarda di via Tadino, la topière dove condivide con la pianista russa Lidya Natus un amore smisurato, ma destinato a finire nell'abbandono.

In campo aperto lo coglie la grande guerra, in prima linea sul fronte goriziano, dove verso Natale l'esplosione ravvicinata di un proiettile d'artiglieria gli provoca un grave trauma nervoso.

E prima di venire "riformato", nel nosocomio di Reggio Emilia, un medico psichiatra gli diagnosticherà una "mania dell'eterno". Sono le tessere che si tengono, e si possono tenere, in autobiografia e metafisica. La definizione è di Contini ed è azzeccata dal momento che il poeta è portatore di un "io largo", non narcisistico ma collettivo. Nel caso di Rebora addirittura "metafisico".

Prendo le mosse da un ricordo. Ero all'aeroporto di Zurigo in partenza per il Corno d'Africa. E mi era capitata tra le mani una intervista a Carlo Bo sulla "Stampa" di Torino dove, allora, Carlo Bo, sottoponendosi a una specie di gioco della torre, affermava che nel terzo millennio in valigia avrebbe forse dimenticato Thomas Mann, ma avrebbe senz'altro riposto Clemente Rebora e l'ultimo Turoldo Dove alla forza mite del Poeta corrisponde l'insignificanza del Politico.

E dove l'unica cittadinanza possibile è il consumo, che produce spazzatura. È per questo che ritornano le domande: E in che senso metafisico? Quanto all'autobiografismo lettori, critici e analisti concordano nel ritenere Rebora riservato e modernissimamente "petroso". Non è e non si atteggia a Vate. Nessuno infatti è indotto leggendolo a pensare al Carducci, proprio per questo magniloquente, sapendo di stare in cattedra rispetto a una Nazione attenta.

Nessun pugna per te? Dammi, o ciel, che sia foco. Non penso neppure a Bob Dylan Clemente Rebora non ha programmi da esibire. Orizzonti da ostinatamente proporre. Per questo la vita, nella sua densità anche di vita interiore, è testimonianza che si versa nella pagina: E alla timidezza dell'animo e alla riservatezza della vita interiore corrisponde la dura scorza di una parola lontana —starei per dire ostile— ad ogni petrarchismo: Al tornar nelle genti io son sconfitto;.

Ripiglio i colpi, gemo sotto il basto: Cristo ha ragione e Machiavelli vince. Una denuncia dura eppure non estranea alla speranza: Al nostro polmon sano. Se turbini con Dio. Di ricrear nel mondo. Questa vita che è vita. In che senso metafisico? Lontano dai petrarchismi, ho detto. Non pregiudizialmente avverso agli sperimentalismi L'uomo interiore che, secondo l'ammonimento dell'apostolo Paolo, giudica tutte le cose. Prima e dopo la conversione. Aiutano a comprendere e a introdursi nell'universo reboriano già da subito quei Frammenti Lirici pubblicati nelle edizioni della "Voce" di Prezzolini.

Morto nel a Stresa dopo lunga malattia, per la quale Eugenio montale scrisse: La ragione del resto è dichiarata: Quando morir mi parve unico scampo,. A verità condusse poesia. La poesia del viandante inquieto e del poeta errante. Perché preminente in Rebora è l'urgenza di una strada che conduca lontano dall'andamento generale delle cose e quindi dalla loro insopportabile quotidianità.

E come si addice a un autentico divoratore d'assoluto, la costante della poesia è il contenuto, una densità del pensiero oltre se stesso, i cui confini sono costituiti da una vigile disperazione e da una sorprendente disciplina apocalittica. Il tutto giocato ai limiti dell'autodistruzione, che quasi si compiace dei funghi velenosi deliberatamente mangiati, e alla tendenza a sfidare la tempesta. E forse, misurato con il senno di poi, il suo non è istinto apocalittico, ma una tensione spasmodica che progressivamente sostituisce all'impazienza la fede.

Una solitudine da progressivamente popolare, quasi che dalla solitudine stessa nascesse un'istanza di agorà. Come se il paradosso e l'ossimoro fossero la cifra esistenziale prima del vivere che della pagina: La verità lontano in pigro scorno;. E ritorno, uguale ritorno. Consueti fragori e nelle corti. S'amplian faccende in conosciute voci,. E bello intorno il mondo, par dileggio.

Al piacer che non so,. E immemore di me epico arméggio. È dunque lo "sgomento di vivere" l'inizio dell'approccio metafisico all'esistenza e al versificare: Mentre la terra gli chiede il suo verbo. E appassionata nel volere acerbo. Paga col sangue, sola, la sua fede. Né serve mutare la location da Milano, a Stresa, a Rovereto.

Perché il dramma dell'io non è una tentazione individualistica. O almeno non è soltanto questo. O almeno non lo è per Rebora: Ai nervi delle strade,. Con àliti e gorghi. Con guizzi e clangori. Nel senso delle voci. Di giovani a diporto,. Dal pensiero la vita. Dove la fatica di vivere non smarrisce il balzo giovanile, pur sapendone tutta la fatica e il rischio che corre di disperdersi in labirinti successivi.

Dove importante è per la Giulietta e il Romeo reboriani non demordere. Non parlo del treno spettrale e delle ombre che contiene. L'unico vivo tra quelle apparenze è lui che scende a salutare alcune persone che sono venute a incontrarlo". Perché Clemente ha aggiunto un altro capitolo alla sua storia: Un altro pezzo dell'itinerario dove si svolge la vicenda tormentata dell' io. Dove il non detto è che l'individualismo è l'assenza della gioia e perfino del dolore: Purtroppo quei documenti e quelle lettere andranno distrutti, anche se il poeta avrà modo di pentirsene sul letto della malattia: Ma intanto si è consumato il passaggio dai Canti Anonimi al Curriculum Vitae.

Mentre ancora ci sconvolge la tragica densità di Viatico: O ferito laggiù nel valloncello,. Se tre compagni interi.

Cadder per te che quasi più non eri,. Tra melma e sangue. E il tuo lamento ancora,. Nella demenza che non sa impazzire,. Mentre sosta il momento,. Il sonno sul cervello,. Lasciaci in silenzio —. In proposito è stato osservato che questa lirica terribile è tale che "anche il fante Ungaretti rischia di apparirci un letterato compiaciuto". Né mancano passaggi obbligati di lettura sui quali giustamente la critica invita a soffermarsi.

Di quanti exergo mi sono appropriato, a partire dal primo frammento che per me ha costituito una chiave di interpretazione sul confine che separa ed unisce la politica e la storia: Perché devo ammettere che Clemente Rebora ha costituito uno dei punti nodali di sintesi — ma anche di analisi — del mio ostinato frequentare il pensiero cattolico-democratico, pensandolo non riducibile a semplice residuo paretiano. Dal momento che anche gli aspetti più scopertamente elegiaci e rammemoranti costituiscono in Rebora elemento di scavo analitico e materiali da costruzione per un ulteriore del quale egli stesso legittimamente ignora la sostanza ed il limite: Al tempo che la vita era inesplosa.

E l'amor mi pareva umana cosa,. Fanciullo a te venivo. La sequenza è inusitatamente lunga all'interno dei Canti Anonimi Ma anche l'andamento idilliaco e il concedersi al sentimento bucolico costituiscono materiali per la ricostruzione di un mondo, quasi una ristrutturazione, capace di indicare i ritmi e le strade di un altro mondo nuovo e possibile.

La catastrofe e l'apocalisse si tengono infatti nel credente Rebora in ordine alla riedificazione di un mondo non pacificato, ma capace di tendere all'oltre da sé.

Né è casuale che i Canti Anonimi si chiudano con i versi celebratissimi che aprono l'ultima lirica: Con imminenza di attesa —. E non aspetto nessuno. La sua mistica è destinata a restare metropolitana: L'infanzia evangelica cui Clemente Rebora accede negli ultimi anni dell'esistenza da religioso è conquista che viene dopo la nevrosi del vivere moderno e delle sue inconciliabili aporie.

Scrive dunque il 24 dicembre Dio in misericordia ti conferma. Tornare a Rebora non acquieta né rappacifica. La postmodernità ha provveduto nel frattempo a sostituire New Age ai tradizionali lenitivi della religione. Quante cose dopo Rebora e senza Rebora, che —come scrisse di lui Giorgio Caproni sulla "Fiera Letteraria" del 2 dicembre — "la parola invece di idoleggiarla ha preferito prenderla risolutamente per il collo".

I suoi versi infatti —ha ragione Giovanni Raboni— colpiscono "come una sassata, come un meteorite scagliato dallo spazio". Lo stile aspro e pulito sempre pensoso, mai mellifluo di Rebora deve essere ancora rifrequentato e studiato; e all'impresa dovrebbe servire la lettura dei diari, ancora inediti e custoditi nell'Archivio Rosminiano di Stresa.

Rebora è una miniera nella quale ancora troppo pochi minatori amici della profondità hanno avuto il coraggio di infilarsi. Uno che ha avuto la capacità di chiamare a raccolta le sue antiche risorse espressive riuscendo ad attualizzarle, "come Poliziano faceva con il latino dei classici". Uno che prima di un Papa durato pochissimo era riuscito a chiamare mamma anche Dio.

Una "posizione assoluta" la sua. Probabilmente per questo senza seguaci ed imitatori. Chi si pone più di fronte alla quotidianità come divoratore d'assoluto? Geni vertiginosi ed esistenze sul confine, dove probabilmente non è casuale elemento comune l'attenzione all'altro, fino a risultare spasmodica.

Non interessati all'equilibrio dell'essere, quanto alla sua vertigine. Là dove l'intelligenza è obbligata a farsi poesia, indipendentemente dalle convenzioni vigenti.

Sembrava un fiume in città. La figura in primo piano era femminile: Appariva piccola e minuta. E lesse alcune lettere sbiadite e dei numeri. Il mattino dopo, solo in negozio, mi trovai a sbirciare tra le statuine esposte in porcellana, lo sguardo rivolto fuori, alla strada dal traffico intenso, continuo.

Le mie vetrine erano poste ad angolo tra le due vie. Tra i passanti, pochi per la verità, vidi una signora, inquadrata dalla vetrina. Caschetto di capelli neri con frangia a taglio francese, camminava a rilento. La gonna gonfia, al ginocchio, pareva sollevata da due o tre sottogonne a balze, con cappe disegnate in pizzo; il corpino, attillato, si disegnava sotto un golfino nero, mignon; in fondo, brillavano due scarpine a cenerentola. Mi chiesi chi fosse mai. Ma come facevano a giocarci?

Nemmeno si muovevano, erano pesanti, lo sguardo fisso. Guardai oltre il vetro quella signora. Risi delle mie fantasie. La guardavo interrogativo, senza parlare. Quando sorrideva si sporgeva in avanti quasi iniziasse un inchino. Affascinante, in ogni modo. Al tempo in cui le normali bambine avevano per loro bambole di pezza, al massimo con il solo viso di porcellana dipinta.

Con abitini in pizzo bianco, orlato di passamanerie dorate e scarpine a punta modellate, ai piedi. Rimase sorpresa anche lei. Le portai in casa con il permesso di mia nonna. Feci un gran lavoro di ripulitura e poi iniziai a giocarvi.

Nella diversità di visi e acconciature, una sola cosa le accomunava. Si muovevano tutte in modo rigido, per via della porcellana. Anche senza la voce registrata di oggi, quelle parlavano con gli occhi. Una, persino, aveva un meccanismo che le faceva alzare e abbassare il capo, o muoverlo a destra e a sinistra, forse per accompagnare la danza.

Non le solite bambole di casa. E ballerine classiche, adatte allo 'Schiaccianoci' o al 'Lago dei cigni'. Ma lei parlava ancora. La guerra, i bombardamenti… Ci giocavo in una sala della casa di mia nonna, sotto a una terrazza. Noi in quei giorni eravamo in montagna, sfollati.

Ma le bambole non le avevo portate con me poiché erano preziose, in quanto appartenevano alla casa di mia nonna. Anche se eravamo tutti felici, poiché la guerra era finita. Talmente belle da lasciarmi di stucco.

Senza nemmeno accorgermi provai a imitarne il movimento che era sulla tela, immaginando che fossero bambole, e non creature in carne ed ossa. Articolavo braccia e gambe come le avessi di porcellana. E mi sentivo molto bella. Toccavo la pelle del braccio e la lisciavo, percependola al tatto fresca e scivolosa. Lo feci qualche altra volta con un sottofondo musicale, mettendo in funzione il giradischi dei miei senza farmi scorgere. Sino a preparare un balletto.

Al pranzo pasquale offersi, a sorpresa, il mio balletto. Riscossi applausi e meraviglia. Dietro vi scrissero il mio nome: Mi scusi, mi scusi tanto! Corse via dal negozio senza nemmeno lasciarmi il tempo di salutarla.

Nel chiudere la porta a vetri, dietro di sé, fece con la mano un cenno di saluto, sorridendo. Il caschetto di capelli scuri piegato graziosamente a lato, un lungo orecchino che brillava oscillando, la gonna gonfia in movimento sulle scarpette bianche, in punta di piedi. Dal nuovo libro della scrittrice Nelida Milani Kruljac, figure indimenticabili destinate a trovare un posto nel cuore del lettore. La prima cosa che colpisce, stordisce per meglio dire, in questo triduo di lunghi racconti, è la percezione della dissoluzione di un mondo, pianificata e portata avanti con determinazione spietata dal regime di Tito, dopo la seconda guerra mondiale.

La scrittrice sa imprimere al racconto il giusto ritmo, tra descrizioni, dialoghi e riflessioni. Simile anche in questo caso al popolo di riferimento di Joseph Roth. Il regime di Tito volle azzerare, polverizzare la memoria italiana e gli italiani stessi: E la tragedia come destino, sembra aspettare al varco quasi tutti i personaggi di questo intenso, commovente libro, che si erge a monumento di un popolo, di un momento storico, che non deve essere dimenticato mai. Nelida Milani Kruljac è riuscita a compiere quello che solo i veri scrittori possono: La bacchetta del direttore.

Edilazio Letteraria, , Pagg. Egli ha lavorato come quegli alchimisti che avendo a disposizione una quantità considerevole di miscele, di pozioni, ne ha dosati gli impasti con sapienza sperimentandone gli esiti, le possibili ed impossibili trasformazioni.

La risposta è stata: Non sono del tutto convinto della verità di questa risposta. Qua e là il volume contiene testi le cui date rimandano a periodi diversi e che lui ha successivamente inserito perché coerenti con il discorso del poema che ha poi via via preso piede.

Opera totale, ho detto. Una foto curiosa del poeta da giovane, una copertina e un dipinto dedicatogli. Un racconto di Beatrice Anton Rossetti. M i alzo stanca, nervosa, con le occhiaie. Trascino il trolley in metropolitana, faccio il biglietto. Quando, finalmente, mi siedo ed il treno si mette in marcia, provo un poco di sollievo: Mi metto le cuffie per ascoltare la musica e mi perdo nel sogno vacuo che è dolce perché riesce a non avere alcuna forma. Scendo eccitatissima alla stazione di Brignole e mi affretto verso la casa che ho visto solo una volta, tra i vicoli, qualche mese fa.

Cammino per le strade strette e sporche del centro città: Mia è diventata la mia vera personalità. Allora mi sono detta: Lo psichiatra da cui sono in cura mi dice di provare a costruirmi una vita più tranquilla, con un vero lavoro e una relazione affettiva stabile, ma ogni seduta costa un occhio, e come farei con un lavoretto mal pagato a continuare ad andare da lui? Ma forse, se stessi bene, da lui non dovrei più andare. Ginevra i massaggi invece li fa benissimo e andavo sempre da lei per un trattamento in attimi di stress ed esaurimento, quando ancora vivevamo nella stessa fottuta città.

Ma, ormai, mi sono abituata a questo strappo. Mi viene incontro sulle scale: Abbasso il manico del trolley e lo trascino su per le scale strette dicendo ansimando: Ma ce la faccio Gin, ce la faccio, non ti preoccupare!

La casa di Gin è piccola, ma perfetta: Il bagno è blu e bianco, disseminato di profumi orientali, shampoo alle erbe, smalti colorati per le unghie, spugne di ogni dimensione; sulla mensola una grande conchiglia piena di orecchini minuscoli, piattini con anelli e bracciali. Il vano cucina munito di due pensiline con gancetti -difficilissime da aprire- che contengono: Nulla di possibilmente immaginabile manca in questa casa. E, allora, mi dico, perché sono andata avanti nello studio dello shiatsu?

Ma che vuoi farci? Gin possiede un corpo esile e aggraziato: Con allegria mi enumera gli undici traslochi della sua vita, concludendo che, a quanto pare, non è proprio destinata alla stabilità.

Non credevo che mi sarei tanto coinvolta nei suoi confronti. Ad un certo punto vedo lui che si avvicina: Mi dava anche del lei! Anche lui ha riso improvvisamente, e a quel punto ci siamo seduti sui miei teli e ci siamo messi a chiacchierare. Sai come sono fatta io: Mi guarda con i suoi occhi castani, intelligenti e profondi, come se mi vedesse per la prima volta: Anche quando si mostrano apparentemente disinibiti e comprensivi non bisogna lasciarsi andare, perché in realtà sono cambiati poco dal Medioevo ad oggi e vogliono solo ed ancora immaginare che la loro donna sia pura, e che si sia donata solo a loro.

O forse Bruno rientra nel gruppo che considera la relazione con una donna come un accessorio da utilizzare solo nei week end o un peso che limita la libertà: Sono andata due volte a trovarlo e due volte è venuto lui, ma è il suo modo di porsi è restare ad una certa distanza. Non dice di amarmi, né fa progetti con me.

Facciamo solo del gran sesso, per ore di fila. Meglio non pensarci più e tenermi alla larga. Mi sento uno schifo, ma cosa posso fare? Ho una vita troppo disordinata per ambire ad una relazione seria. Non credi in niente, non sai sperare, devi avere il coraggio di cambiare vita e affidarti al destino. Che cosa è oggi? E poi sono semplicemente sopravvissuta. Improvvisamente scopriamo di avere entrambe il viso rigato di lacrime. Ci alziamo dalle sedie disposte intorno al tavolo e ci stringiamo in un abbraccio consolatorio.

Questa parte è stata rimossa, per lasciare tutto lo spazio al piacere ed alla libertà di togliersi elegantemente di torno alla prima sgradevolezza. Chi prende appuntamento con me è quasi sempre sposato o fidanzato …. Qualche mese fa avevo conosciuto un ragazzo bellissimo.

Siamo usciti insieme per quasi un mese, ma io non sono riuscita a confessargli il lavoro che faccio e poi quando stavo con un cliente, ero terrorizzata che lui chiamasse e ho cominciato a bere troppo e prendere ansiolitici a manetta. Allora ci ho litigato, gli ho fatto scene isteriche e di pianto e lui ha tagliato di netto con me, comprensibilmente. Si dovrebbe pensare e riflettere su di un giornalismo coerente rispetto ai messaggi che manda, più che parlare e parlare di giornalismo etico, o comunque etica e coerenza dovrebbero andare di pari passo.

Ciao, mi chiamo Alice, ho 26 anni e ieri sera sono stata alla conferenza tenutasi a Bologna. Avevo già visto il video.. Vorrei qui precisare alcuni punti discussi ieri sera.. Secondo me si possono giustificare le ragazze che magari da 4 anni sono state poste davanti a quel modello, forse unico.. Ribellarsi richiede molta forza.. Penso che video di protesta come questo servono moltissimo…a sensibilizzare le persone.. La tv non è realtà…anzi..

Per non parlare della musica, altro tasto dolente…e in questo caso non parliamo di autori italiani, anzi. E se iniziamo a parlare dei film vorrei sapere lei cosa ne pensa; praticamente non esiste più un film in cui non ci siano scene di donne nude o di sesso. Non voglio fare la parte del moralista ma certi risultati sono frutto di un insieme di fattori: Sembrava quasi che avessimo dovuto prendere esempio dagli altri stati europei in cui le regole vengono rispettate e la donna anche.

Se in Inghilterra il numero di ragazze che restano incita poco più che tredicenni e che abortiscono, le ragazze che vengono violentate è altissimo…come possiamo dire che il loro modello vada bene?

E ripeto…se vogliamo dare una risposta alle domande molto interessanti del suo video non possiamo pensare di trovare le risposte solo nella Televisione…perché è proprio il mondo occidentale che ha perso i punti di riferimento. E ho letto ogni singolo commento, tirando un sospiro di sollievo, e poi mi chiedo: Viviamo davvero in un regime ovattato che ormai manipola anche la percezione del nostro corpo, delle nostre aspirazioni.

Vorrei questo video nelle scuole, a partire almeno dalle medie. Grazie davvero Lorella per il suo lavoro, e peccato avere perso il suo incontro a Bologna. Ho sempre pensato che la TV attui un processo di lavaggio del cervello non solo agli italiani, ma anche a chi la TV la vede da fuori. Ormai passare davanti alla Chiesa e far partire lo sputacchio è lo sport nazionale. Guarda cosa diceva la Chiesa nel Poi sono arrivati i campioni della libertà, i sessantottini e hanno spazzato via tutto, sinistra compresa.

Alcuni adesso si mettono a fare prediche. Prima fanno festa, sporcano e poi ti dicono che è colpa tua e devi pulire. Grazie davvero di cuore, sicuramente lo faremo vedere nella nostra parrocchia… p. Ricordate ieri sera a Bologna la proposta sul canone rai?

Non so dire se sono più raggelata o furibonda per il doppio servizio,in video e in pagina, realizzato da Repubblica di oggi sulla giornata in burka e niqab per le vie e gli uffici di Milano. Non una parola o un cenno sul significato della adozione di un manto che copre il corpo di una donna, lasciando solo gli occhi visibili e talvolta nemmeno quelli o di un velo, unitamente ad un abbigliamento che copre tutto il corpo, che anche questo lascia scoperti solo gli occhi.

Lo dicevamo quando si ammantava una guerra come liberatoria per le donne in burka. Ho visto a Milano, alla stazione centrale, una donna completamente velata e con gli occhi appena visibili tenuta da un gruppo di uomini con una corda al polso, senza che nessuno dicesse nulla. Sono stata gentilmente avvicinata da un uomo con la barba, al cui fianco stava una donna in burka, che mi ha chiesto indicazioni stradali, come se nulla fosse. Mi chiedo se è questa la società che vogliamo: Mi chiedo se sia giusto, e se generi giustizia, un atteggiamento di relativistico rispetto per ogni scelta, senza una riflessione attenta sugli effetti sociali e politici delle conseguenze che ogni scelta provoca.

Dobbiamo ammettere di esserci sbagliate e le donne sono rimaste intrappolate. Non eravamo fanatiche di una legge perchè sappiamo per esperienza che una legge non risolve nulla. Ma le diverse leggi contro il razzismo pur non abolendolo permettono alle vittime di difendersi. In questo senso pensiamo che la legge per la laicità protrebbe rivelarsi una stampella per le donne e le ragazze che rifiutano le idee integraliste.

Vogliamo che anche qui in Italia, come già in inghilterra e Canada, si affianchino alla legge dello stato quella della sharia? A quel punto, travolte dalle benedizioni di ogni uomo e donna di integralista fede qualunque fede tutte saremo travolte. Il burqa ha cominciato ad essere usato nel in Afghanistan. La libertà non è un fine né qualcosa per raggiungere la quale bisogna dimenticare se stessi.

Libertà significa possibilità di scelta secondo pari opportunità nel limite del rispetto della legge. Integrazione significa incontro, rispetto e comprensione reciproca, consapevolezza di abitare sullo stesso terreno, di essere comunità. La nostra legge proibisce di andare in giro senza farsi riconoscere. Per questo va vietato il burqa. Altrimenti poi come si fa ad incriminare il padre integralista che, applicando alla lettera la legge tribale della sua comunità di appartenenza, ammazza la figlia rea di aver frequentato un infedele?

Non esiste più la sinistra. Non è più nulla. Non hanno idee, solo il dogma della libertà assoluta, ultima illusione patetica. Per le elezioni si coalizzano, fanno la voce grossa, perdono e quando Silvio ha bisogno ecco che arriva il burocrate di turno a dargli una mano.

Le leggi servono ma devono essere formulate e applicate da individui evoluti. In questi casi si riesce solo a imporre regole ferree per arginare i problemi in qualche modo. Proibire è la maniera più comoda e facile per intervenire. Denota arretratezza culturale e paura del diverso. Insomma è il preludio ai regimi dittatoriali. Pensare che i colori variopinti degli abiti dei bambini di una classe elementare possano nuocere alla creatività del gruppo è qualcosa di aberrante.

Due parole sulla tv. Di ragazze nude in tv io non ne ho viste mai, è vero che la guardo raramente, ma da quanto ho visto sul web, si tratta solo di esposizione gratuita di ragazze in minigonne, minishort e costumi da bagno. Basterebbe far ruotare i palinsesti mettendo alle 19 quello che va alle Provincialismo culturale e vizio del fascismo indotto dalla cultura cattolica. Sarà dura venirne fuori. Sarà dura liberarsi delle scemenze come questa tua psicanalisi da osteria!!! La Chiesa non ha alcun progetto di liberazione delle donne e neanche degli uomini.

Sul piano legislativo — se abbandonati a loro stessi — abolirebbero il divorzio, il diritto di abortire, la contraccezione. Di più, non perdono occasione per proclamare la loro irriducibilità ai preservativi che salverebbero molte vite da tutte quelle malattie sessualmente trasmissibili e spesso — nel terzo mondo — non curabili. Francamente non si sono accorti del problema sono parte del problema.

PAN ripeto le tue parole: Marco Ti ringrazio per il complimento ma non lo merito; ora mi leggo attentamente il testo che mi hai proposto.

Lorenzo, fai molto bene a reagire e come donna te ne ringrazio. Credo che una ragione per cui la Chiesa si mostri prudente a dare appoggio completo a queste lotte sia proprio la presenza del femminismo ideologico, radical-chic e anti-clericale. Poi se dovessero rimettersi a predicare castità e verginità saltereste fuori a dire che sono oppressivi, medioevali, sessuofobici… La vostra è pura ideologia.

La Chiesa è una delle poche cose serie rimaste in Italia. Siamo in molti a conoscere la tv, berlusconiana in particolare, per quanto è possibile scorrerne su youtube. Precisazione credo inutile per la maggior parte dei lettori, ma dato che qui si estrapola faziosamente, resasi necessaria.

Se poi vogliamo continuare a questo gioco, prego. Di questo passo ci direte che la colpa delle tette in TV è delle femministe — e della minigonna, e del grammofono, come diceva il buon Troisi. La mia compagna ed io guardiamo raramente la televisione, poche sono quelle che si muovono come soggetti attivi, per non parlare del fatto che le lesbiche non sono rappresentate, come se non esistessimo, invece votiamo, lavoriamo, viviamo, certe volte ci sono i gay, ma anche quelli sono uomini, spesso anche di potere, grazie per questo documentario.

Vorrei fare prima di tutto i miei complimenti hai realizzatori del video. Il messaggio è chiaro e significativo…quindi se non si ammette lo squallore in cui è caduta la televisione ma si potrebbe dire ogni tipo di mass media vuol dire che ancora una volta non vogliamo essere sinceri con noi stessi e infatti….

Nel video si fa ben capire che la visione della donna dal passato a oggi è sempre la stessa…. Il tuo matrimonio va male? Non vuoi il bambino? Ti costruiamo le stanze apposite. Non ce la fai a dare un senso alla sofferenza? Ti aiuto a suicidarti. Io non voglio convincere nessuno. Credo fermamente che occorra liberarsi delle ideologie e pensare una società che sia più a misura di persona umana, donna e uomo, nel lavoro, nella famiglia e nella società. Esponi le tue idee e rispetta gli altri.

Come ha già detto Zauburei: Se ciascuno lavora bene su qualcosa e ne condivide i frutti, si compie comunque un passo avanti.

Anche lo stesso documentario sul corpo delle donne — per esempio paradossale — potrebbe essere percepito come elitario da chi si occupa di povertà urbana estrema. Direste voi che un programma con contenuti razzisti è meno grave perché trasmesso a tarda notte? Non sono nemmeno femminista.

Non mi piacciono gli -ismi. Non per questo stupro o ritengo giusto che le donne siano retribuite inferiormente rispetto agli uomini!!! Il discorso donne e media è più complesso: Lo volete capire o no??? Nessuno ha obbligato quelle signorine a fare quello che fanno. Uomini e donne ovviamente. Quello che produce questa televisione è prodotto anche dalle donne!!! Lo stesso vale per la prostituzione. Occorre capirci meglio vicendevolmente.

Spero che Marco prenda rapidamente atto che per rispettare gli altri è necessario esporre le proprie idee dopo averle seriamente confrontate con dati, contenuti e pratiche che a lui sono evidentemente estranei e forse intrinsecamente estranei.

La tua estraneità, Marco, ne produce altrettanta di riflesso: Inutile anche accusare di essere in preda ad ideologie chi non lo è sperando, forse, di trascinare il livello del dibattito verso il basso. Ma qui si entra nello specifico degli eccessi, appunto razzisti.

Mi sembra di poter dire che questo post ha provocato, più di altri, interventi tra loro in contrasto. A me piace di solito trovare i punti di accordo.

Detto questo, non vedo disaccordo tra le preoccupazioni di Lorella e le posizioni di Zauberei e Barbara. Vedo persone che stanno male come persone e come donne di fronte a certe forme di sopraffazione, e si domandano con grande onestà intellettuale se ci sono altre posizioni da valutare, se relativizzare le nostre posizioni non sia la cosa da fare prima di lanciarsi a proporre soluzioni.

Qualcosa che io non vedo negativamente, qualcosa che io contrappongo al fondamentalismo. Credo che ci sia anche della casualità un incontro a Bologna di cui non so nulla ma non solo, almeno non credo, nel fatto che si sia finiti a parlare di religione cattolica dopo essere partiti dal burqa.

E mi scuso con Lorenzo se nella fretta ho male interpretato alcune sue interessanti obiezioni. Sulle donne nude devo difendere Pan, le cui posizioni conosco bene. E questa umiliazione ha delle ricadute sulla nostra società. La tv italiana è diversa e ha un peso diverso. In metropolitana si sente gente parlare di personaggi televisivi anche di fiction come se fossero i vicini di casa.

Tristemente, mi viene da pensare, è proprio perché purché non ci siano nudi e scene di sesso, il resto… il resto è relativo. Si parlava di tv ed è venuta fuori la storia di un partecipante al Grande fratello che tradisce la compagna in diretta, compagna che se ho capito bene se ne sta a casa col figlio del suddetto che deve essere tenuto ben lontano dalla tv per non vedere. E io ci vedo una grande umiliazione per tutti nel fatto che roba del genere possa essere anche solo pensata e poi trasmessa, lasciando perdere qualunque ipotesi sulla spontaneità.

Se i due fossero sposati, in chiesa magari, si direbbe qualcosa? Ma non lo sono. Quali valori sono offesi da questo tipo di tv? Palrare di burqa crea forse meno problemi che parlare della mercificazione del corpo delle donne?

Sarà che sei intellettuale oppure che in fondo non dici nulla…. Se non basta questo è sufficiente osservare questo post. Credo che il messaggio della signora Zanardo sia: Si rischia di perdere alleati e alleate preziosi. Perché non si ribellano? Possibile che sia tutto spiegabile a suon di maschilismo e condizionamento? Voi continuate a farmi prediche ma io sono del tutto immune alle grechine, alle veline, alle letterine e non mi sarei mai sognato di mettere una donna dentro una scatola di plexiglass o di fare le battute di Teo Mammucari.

Evidentemente la signorina che ha accettato deve avere i suoi motivi. Perché sono circa Quante sono quelle che non ci provano nemmeno solo perché semplicemente non si sentono abbastanza belle?

Gentile Lorella, questo è il suo blog quindi — metaforicamente — casa sua. Come ospite le regalo una bottiglia di vino e una rosa, prima di uscire definitivamente dalla porta. Il suo lavoro è importante e bello, tuttavia lei disprezza quello altrui bollandolo come elitario. Ha prodotto un buon documentario, ha aperto una discussione importante e proficua. Stia serena… se ci sono altri che desiderano indagare altri aspetti della vita delle donne o altri saperi, la sua ricerca non ne uscirà sminuita.

Non la rende popular, solo buffa. Lorella Certo, molti meno problemi. Era una rappresentazione percepita come assolutamente normale. Riuscire a farlo vedere agli altri è impresa straordinaria. Blogger più che quotidiani e stampa. Ma non dimentichiamo che chi strumentalizza il burqa ventilando certe leggi è anche chi propina da decenni certe immagini di donna.

Non so se mi sono spiegata, io sono con te. E forse lei con loro. Chi la fa la televisione? Quante sono le donne sopra i 40 con la loro faccia in televisione? E quindi perchè sei immune dalle grechine che dobbiamo fare, ti dobbiamo prendere ad esempio? Le femmine non teorizzano la violenza e il dominio come i maschi.

Se vuoi puoi prendermi ad esempio. Se a 20 anni una donna universitaria o diplomata pensa che il massimo della vita sia guadagnare i Cosa realizza con il suo ancheggiare erotico? Nulla se non eccitazione effimera forse. Perché non se lo chiede la studentessa universitaria aspirante velina? Occorre più profondità, più verità! Quoto in pieno Serbilla. Il problema sono i palinsensti e gli autori dei programmi, cosa scelgono di fare.

Non è che le veline sono orde di ragazze che invadono Cinecittà armate di machete, si spogliano e entrano con la forza negli studi.

Una insignificante vasca nel vortice matematico del Tutto, tanto maraviglioso da potersi credere per simulazion concepito? Proporzional sapere, dal sommo al pressoché nullo, ogni esperienza induce, a seconda dei subietti. Quale sapienza ne spillano gli atti, forse una maggior cognizione del tempo e dello spazio?

Ma la sera istessa, rincasata la sua fante, ella scorse sul tavolo un rivolo di sangue e in bella vista lingua umana posata nel mezzo. In specie attinenti a minacce o avvisaglie malvage di contrappassi a preterite colpe destinati. Questo in quanto agli umani. Ma vedrassi ancora a lungo sulla terra gelare acque e ghiacci dissolversi, secondo cicli che natura non muta.

E molte anime umane e asinine, gemendo o ragliando secondo costume, da lor corpi malinconiosamente separarsi.

Modi difensivi di vario tenore si discutono assai. Opera di Fiorenza Casanova. Molti casi confermerebbero il suddetto supporre. In proposito si ponga mente a una moltitudine di atteggiamenti che in egual modo si confanno a uccello e uomo. Un modo come un altro per passare il tempo.

C arissimi, purtroppo la sorte e l'insipienza altrui si accaniscono contro di me. La presenza di tre linfonodi, peraltro asportati, ma infiltrati da cellule tumorali, mi avrebbero consigliato una chemioterapia che fortunatamente ho rifiutato, perché avrebbe avuto conseguenze letali, dato lo stato di sfinimento in cui mi trovo. Ora le ragioni di questa spossatezza mi sono chiare: Sto cercando, per quanto possibile, di curarmi ma, credetemi, mi riesce difficile anche il minimo movimento.

Per questo sono costretto piuttosto bruscamente a salutarvi, ma, in attesa di recuperare le forze, vi prego di accettare quanto il vostro amico vi acclude in calce. A llegretto ma non troppo. Se lo conosci lo vinci. Ben scavato vecchia talpa! Variazioni sul tema precedente.

Gli intelligenti la spendono nel campo della conoscenza e dei saperi. Più il tempo passa e più la gola reclama generi di conforto Le memorie servono per non perdersi in un ginepraio di sciocchezze e futilità". Quando pensate di sposarvi? Flavia è già incinta? Gemma guarda il suo quasi ex marito dritto negli occhi, lui ha uno sguardo sorpreso e spaventato, che subito abbassa sul cellulare che continua a toccare, ruotare, prendere e riappoggiare sul tavolo del ristorante.

Vuole un bel matrimonio con tutto il paese in festa, vuole un figlio, vuole una nuova casa, e soprattutto vuole qualcuno che le assicuri tutto questo. Non ho dubbi su quello che vuole lei. E tu, Damiano, tu che cosa vuoi?

Ecco, è diventata aggressiva, proprio come si era ripromessa di non essere. Poi era venuto il dolore. Si erano messi insieme che erano ragazzi, cresciuti entrambi in quel paese di provincia che avevano finalmente lasciato per una casa di una dignitosa periferia cittadina, dove lei ancora vive con il loro bambino di nove anni e un futuro andato in pezzi.

In fondo non era male la vita che si erano costruiti, e che lei si aspettava continuasse. Si amavano, amavano il loro bambino, amavano il loro lavoro. A lei piaceva insegnare in una scuola elementare e lui aveva non poche soddisfazioni dalla piccola fabbrica di mobili di cui aveva preso le redini dopo la morte del padre.

Aveva invece bisogno di qualcosa di diverso? Lei cercherà di farti dimenticare che hai già un figlio. Ti sembra che possa dimenticarmi di Mirco? Che Flavia possa impedirmi di vederlo? Non è un mostro, Flavia. Gemma si morde le labbra per non dare voce ai suoi pensieri. Aveva allora ventidue anni e aveva appena faticosamente finito una scuola di ragioneria. Serviva un temporaneo aiuto in amministrazione. Basta che non mi faccia perdere tempo. Lei certo non aveva perso tempo e del tempo che aveva fatto perdere a Damiano lui non si era lamentato.

Evidentemente non aveva rimpianti. Era solo Gemma ad avere rimpianti. Tra poco lui sarebbe tornato al loro vecchio paese, nella sua casa con tavernetta e un fazzoletto di giardino, nella sua nuova vita.

E lei sarebbe tornata al suo piccolo appartamento cittadino, alla sua vita spenta in cui solo il suo bambino e i suoi piccoli alunni fanno luce.

Gemma si guarda intorno nella trattoria dove una recente ristrutturazione ha conservato studiati sprazzi della rustica tipologia originaria. Il Natale e le vacanze di Mirco, il computer che non funziona e le spese di casa. Ma come lei si aspettava e temeva, lui aveva anche altri argomenti da affrontare.

Il figlio forse già in arrivo. La sala si sta svuotando. Gemma e Damiano rimangono soli, mentre i camerieri si muovono freneticamente intorno a loro sparecchiando e preparando i tavoli per il giorno seguente.

La stanza del guardaroba è ormai vuota, lui si infila il giaccone di pelle e Gemma cerca il suo, che aveva lasciato accanto. Hai presente il mio, è un comunissimo piumino nero lungo col cappuccio, come vuoi che si potesse scambiare con questo! Gemma chiede ai camerieri, ma nessuno le presta molta attenzione, non sanno niente e hanno fretta di chiudere. Tutto sommato ci hai guadagnato. Oddio, avevo qualcosa in tasca? No, le chiavi le ho qui nella borsa. Ci sono parecchi piumini neri.

Ma non il suo. Il tipo la osserva in silenzio con aria perplessa, continuando a fumare. Ora è tardi, andiamo. Alle due è al ristorante portando con sé il pellicciotto colorato dentro una grande borsa di plastica. Ma nessuno ha riportato il suo. Chissà se serve a qualcosa. Gemma si gira e riconosce il fumatore che la sera prima era davanti al ristorante. È seduto a un piccolo tavolo da solo. Anche lei è ancora qui. Una scatola di sigari.

Niente di prezioso, ma ci tenevo. Sono passato a cercarla, e visto che ero qui mi sono fermato a mangiare. E lei il suo cappotto? Ha rintracciato la proprietaria di quella pelliccia blu?

È proprio una cosa che non riesco a spiegarmi. Non piace a suo marito? Ma magari per lei non è stata una grave perdita. Gemma rimane in silenzio. Capisco bene cosa prova, invece. Ha tempo per un caffè? Si sieda, dieci minuti.

Io mi chiamo Fausto. Porta i segni di una delusione recente subita con rabbiosa frustrazione. Sembra interessato per davvero. O in ogni caso è uno che sa ascoltare. Fausto è un uomo di parola. Dopo qualche giorno telefona e dice che gli è saltato un appuntamento e potrebbe passare. È la prima visita e ne seguiranno molte altre.

Di rimanere ancora ferita? Anche a Mirco fa bene avere a che fare con un personaggio maschile, visto che suo padre è completamente rincoglionito. A te lui piace, giusto? E di sicuro tu piaci molto a lui. Damiano è mai stato geloso? In realtà non ne ha mai avuto davvero motivo. Avevano dato per scontato il destino che li attendeva. O almeno lei era stata troppo sicura.

E Damiano ora era geloso di Flavia? Forse era questo che voleva, una donna di cui non sentirsi troppo sicuro. Non sembrava il tipo, Damiano, da provare questo genere di eccitazione, ma è vero che a lei non era mai sembrato il tipo da poter fare quello che poi aveva fatto.

Fausto invece non la considera una cosa acquisita, è sospettoso, teme di perderla. Dunque prova per lei qualcosa che Damiano forse non ha mai provato.

Mi sono fermata a sentire le prove del coro con il maestro di musica. Fausto accenna a un uomo giovane e magro che esce in quel momento dalla scuola e va dritto verso la sua bicicletta, senza voltarsi verso di loro. Insegna qui da tre anni. Gemma guarda la faccia di Fausto e non aggiunge altro. Giuseppe è una persona sensibile e timida a cui è molto affezionata. Quando è rimasta sola lui le ha fatto sentire la sua presenza discreta, le ha offerto la sua disponibilità nel caso lei avesse avuto bisogno di qualunque cosa.

Le ha sempre dimostrato una gentile attenzione. Giuseppe si gira allarmato mentre già si sta allontanando in bicicletta, ma Fausto la spinge con decisione e la fa salire in macchina. Ti ho fatto male? Non sopporta gli uomini che ha intorno. Anche Giuseppe è un potenziale rivale per lui, come chiunque altro. Quando in estate la mamma di Massimo, un compagno di scuola di Mirco, li invita entrambi per due settimane nella loro casa al mare, Fausto le telefona tutti i giorni.

Una domenica le compare davanti in spiaggia. E forse a controllare, pensa Gemma. Ma quella visita improvvisa le fa piacere. Lui aveva voglia di vederla. Fausto vorrebbe trasferirsi a casa di Gemma e Mirco, vivere con loro, ma lei non si sente pronta a una convivenza. Le ha lasciato dei lividi sulle braccia, a forza di scuoterla. Le ha tirato con violenza i capelli. Ha paura di perderla, pensa Gemma, che sa di provare la stessa paura.

Ha paura che lui scompaia, ma a volte ha paura anche della sua presenza. La paura le tiene spesso compagnia, ne sente accanto il respiro affannoso. Deve controllarsi anche con lui, oltre che con Mirco. Cosa potrebbe chiedere, e a chi? Ma si vogliono bene, non ci sono dubbi. È ormai quasi un anno che si sono conosciuti. Del divorzio non aveva più parlato, neanche del figlio, ma lei non aveva fatto domande.

Non voleva essere coinvolta nei suoi dubbi, non voleva essere la sua confidente. E alle domande che lui le faceva sulla sua vita privata lei dava risposte vaghe. Vuole tornare con te. Devo stare zitto e aspettare le tue decisioni! Lui la prende per le spalle, sembra un abbraccio ma la spinge contro il muro e la tiene ferma stringendole le dita intorno al collo.

Gemma è atterrita e cerca di difendersi, di prenderlo a calci, di divincolarsi. Non se lo aspetta. Gemma si riscuote e va a rispondere. Ti prego, mi lasci? Domani andiamo insieme a scuola. Hai una voce strana. Ti sei fatta tanto male? Ti mando un bacio. Grazie al cielo Mirco non la vedrà in questo stato. Poi fa il numero di Fiorenza. Fiorenza spaventata le dice di aspettarla, che arriva appena possibile.

Gemma si alza e si guarda allo specchio. Il livido diventerà ancora più grande, ma temeva peggio. Prende del ghiaccio e se lo mette sopra la botta. Ti ho fatto molto male, lo so.

Non so cosa mi ha preso, non sopporto che tu esca con altri uomini, neanche con tuo marito. Gemma racconta ma si accorge di tralasciare i dettagli, di cercare di minimizzare. Fiorenza vuole che comunque parli con un avvocato, lei lavora in uno studio legale e non ha difficoltà a procurarle quello giusto. Anzi potrebbe farlo già stasera. Dai, ti aiuto a truccarti e usciamo insieme. Si lava, si veste, si mette uno spesso strato di fondotinta e sistema i capelli in modo da nascondere il livido. Al ristorante lui la chiama ancora.

Potrebbe non rispondere, invece lo fa. In fondo si aspetta qualcosa da lui, una spiegazione convincente, qualcosa che le permetta di capire. Lui sta per chiedere chi, ma si trattiene. Ah, era lui a soffrire. Probabilmente era vero, la amava e soffriva, in quel suo modo incapace di controllo, di misura. Doveva forse avere pazienza, aiutarlo a trovare la maniera di esprimere i suoi sentimenti.

Gemma spegne il cellulare e Fiorenza la guarda. Lui una volta mi ha accompagnato a casa dopo una cena a casa tua, sa dove abito e qui intorno non ci sono molti ristoranti. E mentre si sforza di prendere parte alla conversazione ricacciando indietro tutto il resto, qualcuno chiede: E allora improvvisamente capisce. Capisce che lui non cambierà, che quanto è successo è destinato a ripetersi, che lei deve svegliarsi dal suo lungo sonno e guardare quello che non ha voluto vedere.

Capisce che deve rimettersi faticosamente in piedi e andare incontro a una nuova solitudine, che ancora sarà chiamata a dare prova di coraggio e di dignità.

Chiederà consiglio, chiederà aiuto, ma poi dovrà proseguire da sola per la sua strada. Sa che deve farlo. È ancora in tempo. Prima di dover fuggire da un ristorante nascosta dentro un anonimo piumino nero, abbandonando nel guardaroba una pelliccia blu elettrico, troppo appariscente per passare inosservata.

L a sovversione è contenuta in una bomba. Elevando la poesia a deflagratore universale, Corso contrappone con scaltra ironia la Morte cosmica alla piccolo-borghese, replicante, privata no-feeling, sadless morte naturale o incidentale. Scriveva Burroughs nel Infila angeli sui tuoi piedi giubileo. La tua ora è giunta vedi essa è giunta. Ginsberg e Corso L a metafora trionfa sopra il mondo.

Compiendo n-volte il suo circuito virtuoso, essa produce senso al di là delle sterili opposizioni manichee. Giaculatorie alla Ginsberg, ma più distese e raffinatamente sofferte, anche se talvolta portate a una proliferazione immaginale estrema, ai limiti del fading. Il sole ha la forma di un dito curvo che accenna. Il sole vortica cammina balla salta corre. Il sole predilige palma agrumi polmoni tubercolosi. Il sole ingoia il lago e le alpi Teliphicci ogni volta che sorge.

Il sole non sa cosa vuol dire amare o odiare. Il sole tutta la mia vita è sceso nel lago Teliphicci. Oh foro costante dove ogni aldilà è pura Bisanzio. Il Potere è sottopotenziato. Il Potere è senza corpo o spirito. Il Potere è tristemente fondamentale. Il Potere è raggiunto dalla Debolezza. L a poesia, in Corso, non si inchina alle schizomorfie del Logos, responsabili di ogni dogma etico-gnoseologico.

E quanto fu saggio. Nel componimento, una scherzosa pagina autobiografica intitolata The Whole Mess… Almost, Tutta la baracca… o quasi, domina massicciamente il verbo throwing out, buttar via. Salii di corsa sei piani di scale. Un gesto chiaramente assurdo, ma anche un segnale a chi legge. Difettando di questo salutare jolly dello spirito risulterebbe vano poetare. In altra sede il poeta scriverà: E perché ti dicono sii un uomo, non un pagliaccio?

E cosa vuol dire essere un uomo? Clown, in The Happy Birthday of Death. Un tizio sta in piedi alla finestra: Lo sarà, non lo sarà? In mancanza di prove di verità circa il transumanare, lo iato tra sentirsi Dio ed esserlo non sarà mai colmato. Ancora una volta, in Gregory, trionfa la ragion poetica, fatta di domande inevase, dissolvenze logiche e allucinate lacune.

Stavo attraversando un ponte. Ma con quali conseguenze sulla poesia? Erranza, sbando, flânerie, esondazione: Sempre on the road, per dirla alla Kerouac, sulle due corsie di andata e ritorno. Gregory, insomma è Ermes, traghettatore e nunzio. Ma un Ermes accoppiato alla Musa dionisiaca, maestra di allucinologia à la carte: Vidi Lei ed esclamai: Mi fece segno di accomodarmi su un cuscino di velluto dorato.

Mi sedetti — e ai Suoi piedi di cigno stavano tre: Columbia U Poesy Reading — Keruac S i è parlato spesso di ossessione della morte, a proposito di Corso, tanti sono i cadaveri più o meno exquis disseminati nella sua produzione poetica, e altrettanti gli allegorici mangiatori di carogne.

La morte primeggia, infatti, nel corpus, ma con funzione di filigrana talismanica incorporata al testo-della-vita. È la morte che augura a se stessa buon compleanno, come registra un celebre titolo, è la morte sessualizzata Eros-Thanatos , è la morte come condizione di rinascita. Quella calvizie che, fin dal mito di Sansone Samson bear with me! Cosa serve che io cammini per Fifth Avenue.

A maggior ragione la creatura che le incarna per eccellenza, il pagliaccio, meriterebbe la salvezza: La Morte, come la coda di una scimmia,. La folla, dopo averlo riconosciuto, si abbandonerà a un forsennato linciaggio, colta da un raptus omicida di natura ancestrale.

E una furia di madri e padri. Invocai gli angeli della mia generazione. Io urlai il nome: Gregory Corso Redento in seguito, ma forse non del tutto, dalla Musa poetica. Ma soprattutto poeta immaginifico e nel contempo straordinario osservatore della realtà.

Uno dei pilastri della beat generation. Amoruso, La letteratura beat americana , Laterza, Bari, , p. L a storia che vi voglio raccontare è quella della nascita di un capolavoro inaspettato. Di un fiore che, contro ogni aspettativa, germoglia nel deserto del dopoguerra. Questa storia inizia nel , subito dopo la liberazione di Roma da parte delle truppe alleate.

Storie che gli sono state raccontate direttamente da partigiani con i quali era in contatto o che ha letto sulla stampa clandestina. Rossellini coinvolge Federico Fellini, che allora non era ancora regista cinematografico ma aveva firmato diverse sceneggiature di film popolari e aveva un negozio di caricaturista a Roma. Il film nasce tra le macerie della guerra, ma in un clima di grande speranza e tensione verso il futuro.

Cinecittà, uno dei simboli del fascismo per gli americani, era stata trasformata dalle truppe alleate in un campo profughi. La lavorazione del film inizia a gennaio e termina a giugno del È una lavorazione travagliata, che procede a singhiozzo tra ostacoli di ogni genere. Manca la pellicola e Rossellini è costretto ad utilizzare pellicola di risulta, avanzi di magazzino oppure quel che resta agli americani dopo aver girato le attualità di guerra.

Gira senza sonoro per ridurre le spese gli attori doppieranno se stessi a montaggio completo e durante la notte, in uno studio improvvisato in via degli Avignonesi n. I finanziamenti non sono sufficienti. La presenza di Rossellini garantisce il supporto di alcuni mecenati, ma le cifre sono modeste e i soldi finiscono in fretta. Al contrario della critica, il pubblico lo ama fin dal principio: Per lui il neorealismo era soprattutto una posizione morale: Una sincera necessità di vedere con umiltà gli uomini quali sono, senza ricorrere allo stratagemma di inventare lo straordinario.

Oggetto vivo del film realistico è il mondo, non la storia, non il racconto. Numero monografico di "Microprovincia" su Rebora.

Il tormento dei versi esiste. Tornare ai poeti serve. Non so come, ma serve al pensiero e alla vita. Incontenibile perché timida e sommessa. Luogo della tragedia vera e di tutti i funambolismi possibili: Vela senza la barca. Per questo sono tornato a quel Clemente Rebora che non ho mai dismesso. Prima e dopo la sua conversione. Il più frequentato e scalpellato tra i poeti del mio desco da ciabattino. In un andamento sinfonico al quale abbandonarmi, una volta tanto senza note a piè di pagina, in un furto non dissimulato e continuo di pensieri e citazioni altrui.

Quasi che la lettura si arrabbi con la critica e la dileggi e che un impulso poetico sgangherato il mio s'anneghi nel mare vasto di un rigore vigile e non di rado autofustigatore. Critica dei tempi ed autocritica, controcorrente e in anticipo rispetto alle odierne generazioni senza storia e senza memoria —barbare di una verginità lieve, impalpabile e orrenda il ballo di Salomè che decapita il Battista — per le quali l'autocritica pare declassata a critica delle auto… Nella stagione in cui non è più la politica a farsi musica, ma la musica a farsi politica.

Gustav Klimt e il suo gruppo della Secessione viennese potrebbero ben commentare: Dunque Rebora, da un luogo dove insiste esausto il pensare politica, là dove Cristo ha ragione e Machiavelli vince: Vale la pena ricordare, per scansar equivoci, il principio di Sant'Ambrogio che Lazzati amava ripetere: Perché l'artiglio dell'io uccide, il poeta cerca in tutto l'esistere un varco e una sortita: Luogo poetico ed epicentro di un sisma interiore la minuscola mansarda di via Tadino, la topière dove condivide con la pianista russa Lidya Natus un amore smisurato, ma destinato a finire nell'abbandono.

In campo aperto lo coglie la grande guerra, in prima linea sul fronte goriziano, dove verso Natale l'esplosione ravvicinata di un proiettile d'artiglieria gli provoca un grave trauma nervoso. E prima di venire "riformato", nel nosocomio di Reggio Emilia, un medico psichiatra gli diagnosticherà una "mania dell'eterno".

Sono le tessere che si tengono, e si possono tenere, in autobiografia e metafisica. La definizione è di Contini ed è azzeccata dal momento che il poeta è portatore di un "io largo", non narcisistico ma collettivo. Nel caso di Rebora addirittura "metafisico". Prendo le mosse da un ricordo. Ero all'aeroporto di Zurigo in partenza per il Corno d'Africa. E mi era capitata tra le mani una intervista a Carlo Bo sulla "Stampa" di Torino dove, allora, Carlo Bo, sottoponendosi a una specie di gioco della torre, affermava che nel terzo millennio in valigia avrebbe forse dimenticato Thomas Mann, ma avrebbe senz'altro riposto Clemente Rebora e l'ultimo Turoldo Dove alla forza mite del Poeta corrisponde l'insignificanza del Politico.

E dove l'unica cittadinanza possibile è il consumo, che produce spazzatura. È per questo che ritornano le domande: E in che senso metafisico? Quanto all'autobiografismo lettori, critici e analisti concordano nel ritenere Rebora riservato e modernissimamente "petroso".

Non è e non si atteggia a Vate. Nessuno infatti è indotto leggendolo a pensare al Carducci, proprio per questo magniloquente, sapendo di stare in cattedra rispetto a una Nazione attenta. Nessun pugna per te? Dammi, o ciel, che sia foco. Non penso neppure a Bob Dylan Clemente Rebora non ha programmi da esibire. Orizzonti da ostinatamente proporre. Per questo la vita, nella sua densità anche di vita interiore, è testimonianza che si versa nella pagina: E alla timidezza dell'animo e alla riservatezza della vita interiore corrisponde la dura scorza di una parola lontana —starei per dire ostile— ad ogni petrarchismo: Al tornar nelle genti io son sconfitto;.

Ripiglio i colpi, gemo sotto il basto: Cristo ha ragione e Machiavelli vince. Una denuncia dura eppure non estranea alla speranza: Al nostro polmon sano. Se turbini con Dio. Di ricrear nel mondo. Questa vita che è vita. In che senso metafisico?

Lontano dai petrarchismi, ho detto. Non pregiudizialmente avverso agli sperimentalismi L'uomo interiore che, secondo l'ammonimento dell'apostolo Paolo, giudica tutte le cose. Prima e dopo la conversione. Aiutano a comprendere e a introdursi nell'universo reboriano già da subito quei Frammenti Lirici pubblicati nelle edizioni della "Voce" di Prezzolini.

Morto nel a Stresa dopo lunga malattia, per la quale Eugenio montale scrisse: La ragione del resto è dichiarata: Quando morir mi parve unico scampo,. A verità condusse poesia. La poesia del viandante inquieto e del poeta errante. Perché preminente in Rebora è l'urgenza di una strada che conduca lontano dall'andamento generale delle cose e quindi dalla loro insopportabile quotidianità. E come si addice a un autentico divoratore d'assoluto, la costante della poesia è il contenuto, una densità del pensiero oltre se stesso, i cui confini sono costituiti da una vigile disperazione e da una sorprendente disciplina apocalittica.

Il tutto giocato ai limiti dell'autodistruzione, che quasi si compiace dei funghi velenosi deliberatamente mangiati, e alla tendenza a sfidare la tempesta. E forse, misurato con il senno di poi, il suo non è istinto apocalittico, ma una tensione spasmodica che progressivamente sostituisce all'impazienza la fede. Una solitudine da progressivamente popolare, quasi che dalla solitudine stessa nascesse un'istanza di agorà.

Come se il paradosso e l'ossimoro fossero la cifra esistenziale prima del vivere che della pagina: La verità lontano in pigro scorno;.

E ritorno, uguale ritorno. Consueti fragori e nelle corti. S'amplian faccende in conosciute voci,. E bello intorno il mondo, par dileggio. Al piacer che non so,. E immemore di me epico arméggio. È dunque lo "sgomento di vivere" l'inizio dell'approccio metafisico all'esistenza e al versificare: Mentre la terra gli chiede il suo verbo. E appassionata nel volere acerbo.

Paga col sangue, sola, la sua fede. Né serve mutare la location da Milano, a Stresa, a Rovereto. Perché il dramma dell'io non è una tentazione individualistica.

O almeno non è soltanto questo. O almeno non lo è per Rebora: Ai nervi delle strade,. Con àliti e gorghi. Con guizzi e clangori. Nel senso delle voci. Di giovani a diporto,. Dal pensiero la vita. Dove la fatica di vivere non smarrisce il balzo giovanile, pur sapendone tutta la fatica e il rischio che corre di disperdersi in labirinti successivi.

Dove importante è per la Giulietta e il Romeo reboriani non demordere. Non parlo del treno spettrale e delle ombre che contiene. L'unico vivo tra quelle apparenze è lui che scende a salutare alcune persone che sono venute a incontrarlo". Perché Clemente ha aggiunto un altro capitolo alla sua storia: Un altro pezzo dell'itinerario dove si svolge la vicenda tormentata dell' io.

Dove il non detto è che l'individualismo è l'assenza della gioia e perfino del dolore: Purtroppo quei documenti e quelle lettere andranno distrutti, anche se il poeta avrà modo di pentirsene sul letto della malattia: Ma intanto si è consumato il passaggio dai Canti Anonimi al Curriculum Vitae.

Mentre ancora ci sconvolge la tragica densità di Viatico: O ferito laggiù nel valloncello,. Se tre compagni interi. Cadder per te che quasi più non eri,.

Tra melma e sangue. E il tuo lamento ancora,. Nella demenza che non sa impazzire,. Mentre sosta il momento,. Il sonno sul cervello,. Lasciaci in silenzio —. In proposito è stato osservato che questa lirica terribile è tale che "anche il fante Ungaretti rischia di apparirci un letterato compiaciuto".

Né mancano passaggi obbligati di lettura sui quali giustamente la critica invita a soffermarsi. Di quanti exergo mi sono appropriato, a partire dal primo frammento che per me ha costituito una chiave di interpretazione sul confine che separa ed unisce la politica e la storia: Perché devo ammettere che Clemente Rebora ha costituito uno dei punti nodali di sintesi — ma anche di analisi — del mio ostinato frequentare il pensiero cattolico-democratico, pensandolo non riducibile a semplice residuo paretiano.

Dal momento che anche gli aspetti più scopertamente elegiaci e rammemoranti costituiscono in Rebora elemento di scavo analitico e materiali da costruzione per un ulteriore del quale egli stesso legittimamente ignora la sostanza ed il limite: Al tempo che la vita era inesplosa.

E l'amor mi pareva umana cosa,. Fanciullo a te venivo. La sequenza è inusitatamente lunga all'interno dei Canti Anonimi Ma anche l'andamento idilliaco e il concedersi al sentimento bucolico costituiscono materiali per la ricostruzione di un mondo, quasi una ristrutturazione, capace di indicare i ritmi e le strade di un altro mondo nuovo e possibile.

La catastrofe e l'apocalisse si tengono infatti nel credente Rebora in ordine alla riedificazione di un mondo non pacificato, ma capace di tendere all'oltre da sé. Né è casuale che i Canti Anonimi si chiudano con i versi celebratissimi che aprono l'ultima lirica: Con imminenza di attesa —.

E non aspetto nessuno. La sua mistica è destinata a restare metropolitana: L'infanzia evangelica cui Clemente Rebora accede negli ultimi anni dell'esistenza da religioso è conquista che viene dopo la nevrosi del vivere moderno e delle sue inconciliabili aporie. Scrive dunque il 24 dicembre Dio in misericordia ti conferma. Tornare a Rebora non acquieta né rappacifica. La postmodernità ha provveduto nel frattempo a sostituire New Age ai tradizionali lenitivi della religione.

Quante cose dopo Rebora e senza Rebora, che —come scrisse di lui Giorgio Caproni sulla "Fiera Letteraria" del 2 dicembre — "la parola invece di idoleggiarla ha preferito prenderla risolutamente per il collo". I suoi versi infatti —ha ragione Giovanni Raboni— colpiscono "come una sassata, come un meteorite scagliato dallo spazio". Lo stile aspro e pulito sempre pensoso, mai mellifluo di Rebora deve essere ancora rifrequentato e studiato; e all'impresa dovrebbe servire la lettura dei diari, ancora inediti e custoditi nell'Archivio Rosminiano di Stresa.

Rebora è una miniera nella quale ancora troppo pochi minatori amici della profondità hanno avuto il coraggio di infilarsi. Uno che ha avuto la capacità di chiamare a raccolta le sue antiche risorse espressive riuscendo ad attualizzarle, "come Poliziano faceva con il latino dei classici". Uno che prima di un Papa durato pochissimo era riuscito a chiamare mamma anche Dio.

Una "posizione assoluta" la sua. Probabilmente per questo senza seguaci ed imitatori. Chi si pone più di fronte alla quotidianità come divoratore d'assoluto? Geni vertiginosi ed esistenze sul confine, dove probabilmente non è casuale elemento comune l'attenzione all'altro, fino a risultare spasmodica. Non interessati all'equilibrio dell'essere, quanto alla sua vertigine.

Là dove l'intelligenza è obbligata a farsi poesia, indipendentemente dalle convenzioni vigenti. Sembrava un fiume in città. La figura in primo piano era femminile: Appariva piccola e minuta. E lesse alcune lettere sbiadite e dei numeri. Il mattino dopo, solo in negozio, mi trovai a sbirciare tra le statuine esposte in porcellana, lo sguardo rivolto fuori, alla strada dal traffico intenso, continuo. Le mie vetrine erano poste ad angolo tra le due vie.

Tra i passanti, pochi per la verità, vidi una signora, inquadrata dalla vetrina. Caschetto di capelli neri con frangia a taglio francese, camminava a rilento. La gonna gonfia, al ginocchio, pareva sollevata da due o tre sottogonne a balze, con cappe disegnate in pizzo; il corpino, attillato, si disegnava sotto un golfino nero, mignon; in fondo, brillavano due scarpine a cenerentola.

Mi chiesi chi fosse mai. Ma come facevano a giocarci? Nemmeno si muovevano, erano pesanti, lo sguardo fisso. Guardai oltre il vetro quella signora. Risi delle mie fantasie. La guardavo interrogativo, senza parlare. Quando sorrideva si sporgeva in avanti quasi iniziasse un inchino.

Affascinante, in ogni modo. Al tempo in cui le normali bambine avevano per loro bambole di pezza, al massimo con il solo viso di porcellana dipinta. Con abitini in pizzo bianco, orlato di passamanerie dorate e scarpine a punta modellate, ai piedi. Rimase sorpresa anche lei. Le portai in casa con il permesso di mia nonna. Feci un gran lavoro di ripulitura e poi iniziai a giocarvi. Nella diversità di visi e acconciature, una sola cosa le accomunava. Si muovevano tutte in modo rigido, per via della porcellana.

Anche senza la voce registrata di oggi, quelle parlavano con gli occhi. Una, persino, aveva un meccanismo che le faceva alzare e abbassare il capo, o muoverlo a destra e a sinistra, forse per accompagnare la danza. Non le solite bambole di casa. E ballerine classiche, adatte allo 'Schiaccianoci' o al 'Lago dei cigni'. Ma lei parlava ancora. La guerra, i bombardamenti… Ci giocavo in una sala della casa di mia nonna, sotto a una terrazza.

Noi in quei giorni eravamo in montagna, sfollati. Ma le bambole non le avevo portate con me poiché erano preziose, in quanto appartenevano alla casa di mia nonna. Anche se eravamo tutti felici, poiché la guerra era finita. Talmente belle da lasciarmi di stucco. Senza nemmeno accorgermi provai a imitarne il movimento che era sulla tela, immaginando che fossero bambole, e non creature in carne ed ossa.

Articolavo braccia e gambe come le avessi di porcellana. E mi sentivo molto bella. Toccavo la pelle del braccio e la lisciavo, percependola al tatto fresca e scivolosa. Lo feci qualche altra volta con un sottofondo musicale, mettendo in funzione il giradischi dei miei senza farmi scorgere. Sino a preparare un balletto.

Al pranzo pasquale offersi, a sorpresa, il mio balletto. Riscossi applausi e meraviglia. Dietro vi scrissero il mio nome: Mi scusi, mi scusi tanto! Corse via dal negozio senza nemmeno lasciarmi il tempo di salutarla.

Nel chiudere la porta a vetri, dietro di sé, fece con la mano un cenno di saluto, sorridendo. Il caschetto di capelli scuri piegato graziosamente a lato, un lungo orecchino che brillava oscillando, la gonna gonfia in movimento sulle scarpette bianche, in punta di piedi. Dal nuovo libro della scrittrice Nelida Milani Kruljac, figure indimenticabili destinate a trovare un posto nel cuore del lettore.

La prima cosa che colpisce, stordisce per meglio dire, in questo triduo di lunghi racconti, è la percezione della dissoluzione di un mondo, pianificata e portata avanti con determinazione spietata dal regime di Tito, dopo la seconda guerra mondiale. La scrittrice sa imprimere al racconto il giusto ritmo, tra descrizioni, dialoghi e riflessioni.

Simile anche in questo caso al popolo di riferimento di Joseph Roth. Il regime di Tito volle azzerare, polverizzare la memoria italiana e gli italiani stessi: E la tragedia come destino, sembra aspettare al varco quasi tutti i personaggi di questo intenso, commovente libro, che si erge a monumento di un popolo, di un momento storico, che non deve essere dimenticato mai.

Nelida Milani Kruljac è riuscita a compiere quello che solo i veri scrittori possono: La bacchetta del direttore. Edilazio Letteraria, , Pagg. Egli ha lavorato come quegli alchimisti che avendo a disposizione una quantità considerevole di miscele, di pozioni, ne ha dosati gli impasti con sapienza sperimentandone gli esiti, le possibili ed impossibili trasformazioni.

La risposta è stata: Non sono del tutto convinto della verità di questa risposta. Qua e là il volume contiene testi le cui date rimandano a periodi diversi e che lui ha successivamente inserito perché coerenti con il discorso del poema che ha poi via via preso piede.

Opera totale, ho detto. Una foto curiosa del poeta da giovane, una copertina e un dipinto dedicatogli. Un racconto di Beatrice Anton Rossetti. M i alzo stanca, nervosa, con le occhiaie. Trascino il trolley in metropolitana, faccio il biglietto. Quando, finalmente, mi siedo ed il treno si mette in marcia, provo un poco di sollievo: Mi metto le cuffie per ascoltare la musica e mi perdo nel sogno vacuo che è dolce perché riesce a non avere alcuna forma. Scendo eccitatissima alla stazione di Brignole e mi affretto verso la casa che ho visto solo una volta, tra i vicoli, qualche mese fa.

Cammino per le strade strette e sporche del centro città: Mia è diventata la mia vera personalità. Allora mi sono detta: Lo psichiatra da cui sono in cura mi dice di provare a costruirmi una vita più tranquilla, con un vero lavoro e una relazione affettiva stabile, ma ogni seduta costa un occhio, e come farei con un lavoretto mal pagato a continuare ad andare da lui?

Ma forse, se stessi bene, da lui non dovrei più andare. Ginevra i massaggi invece li fa benissimo e andavo sempre da lei per un trattamento in attimi di stress ed esaurimento, quando ancora vivevamo nella stessa fottuta città.

Ma, ormai, mi sono abituata a questo strappo. Mi viene incontro sulle scale: Abbasso il manico del trolley e lo trascino su per le scale strette dicendo ansimando: Ma ce la faccio Gin, ce la faccio, non ti preoccupare! La casa di Gin è piccola, ma perfetta: Il bagno è blu e bianco, disseminato di profumi orientali, shampoo alle erbe, smalti colorati per le unghie, spugne di ogni dimensione; sulla mensola una grande conchiglia piena di orecchini minuscoli, piattini con anelli e bracciali.

Il vano cucina munito di due pensiline con gancetti -difficilissime da aprire- che contengono: Nulla di possibilmente immaginabile manca in questa casa. E, allora, mi dico, perché sono andata avanti nello studio dello shiatsu? Ma che vuoi farci? Gin possiede un corpo esile e aggraziato: Con allegria mi enumera gli undici traslochi della sua vita, concludendo che, a quanto pare, non è proprio destinata alla stabilità.

Non credevo che mi sarei tanto coinvolta nei suoi confronti. Ad un certo punto vedo lui che si avvicina: Mi dava anche del lei! Anche lui ha riso improvvisamente, e a quel punto ci siamo seduti sui miei teli e ci siamo messi a chiacchierare. Sai come sono fatta io: Mi guarda con i suoi occhi castani, intelligenti e profondi, come se mi vedesse per la prima volta: Anche quando si mostrano apparentemente disinibiti e comprensivi non bisogna lasciarsi andare, perché in realtà sono cambiati poco dal Medioevo ad oggi e vogliono solo ed ancora immaginare che la loro donna sia pura, e che si sia donata solo a loro.

O forse Bruno rientra nel gruppo che considera la relazione con una donna come un accessorio da utilizzare solo nei week end o un peso che limita la libertà: Sono andata due volte a trovarlo e due volte è venuto lui, ma è il suo modo di porsi è restare ad una certa distanza.

Non dice di amarmi, né fa progetti con me. Facciamo solo del gran sesso, per ore di fila. Meglio non pensarci più e tenermi alla larga. Mi sento uno schifo, ma cosa posso fare? Ho una vita troppo disordinata per ambire ad una relazione seria. Non credi in niente, non sai sperare, devi avere il coraggio di cambiare vita e affidarti al destino.

Che cosa è oggi? E poi sono semplicemente sopravvissuta. Improvvisamente scopriamo di avere entrambe il viso rigato di lacrime. Ci alziamo dalle sedie disposte intorno al tavolo e ci stringiamo in un abbraccio consolatorio. Questa parte è stata rimossa, per lasciare tutto lo spazio al piacere ed alla libertà di togliersi elegantemente di torno alla prima sgradevolezza. Chi prende appuntamento con me è quasi sempre sposato o fidanzato ….

Qualche mese fa avevo conosciuto un ragazzo bellissimo. Siamo usciti insieme per quasi un mese, ma io non sono riuscita a confessargli il lavoro che faccio e poi quando stavo con un cliente, ero terrorizzata che lui chiamasse e ho cominciato a bere troppo e prendere ansiolitici a manetta. Allora ci ho litigato, gli ho fatto scene isteriche e di pianto e lui ha tagliato di netto con me, comprensibilmente. Ora avverto uno squarcio nella mia carne. Per non parlare poi del trattamento che i clienti mi riservano: Onestamente del burqua non mi preoccupo.

Non mi preoccupo non per disinteresse. Ma perchè trovo più importante porsi domande quando fai un colloquio e un motivo determinante epr essere assunta è da quanto tempo sei fidanzata, se hai voglia di avere figli o meno e via dicendo.

Sono stata a Vienna e ho visto cultura pubblicizzata: Torno in Italia e trovo pubblicità telefoniche o di detersivi reclamati da un seno rifatto. Poi del burqua di una cultura altra. Finalmente iniziamo a vedere e denunciare la vera devastazione del corpo della Donna. Non mi è mai successo di incontrare un uomo che ami carezzare un seno al silicone o baciare labbra gonfiate! Questo video mi ha fatto venire le lacrime agli occhi.

Questo immenso cerchio di Donne che avvolge la Madre Terra con Amore, collaborazione attaccamento alla Vita che lei genera, deve risvegliarsi. Non è nella lotta e competizione che troviamo la nostra forza. Ogni Uomo è figlio di una Donna siamo noi a crescerli. È vero che i giornali, Repubblica compresa, pubblicano articoli che parlano di donne e accanto mettono immagini che svalutano e mercificano donne, è qui la profonda contraddizione, la pubblicità paga buona parte delle loro spese.

Mi ricordo la giornalista M. Rodotà in televisione, che disse: Si dovrebbe pensare e riflettere su di un giornalismo coerente rispetto ai messaggi che manda, più che parlare e parlare di giornalismo etico, o comunque etica e coerenza dovrebbero andare di pari passo.

Ciao, mi chiamo Alice, ho 26 anni e ieri sera sono stata alla conferenza tenutasi a Bologna. Avevo già visto il video..

Vorrei qui precisare alcuni punti discussi ieri sera.. Secondo me si possono giustificare le ragazze che magari da 4 anni sono state poste davanti a quel modello, forse unico.. Ribellarsi richiede molta forza.. Penso che video di protesta come questo servono moltissimo…a sensibilizzare le persone.. La tv non è realtà…anzi.. Per non parlare della musica, altro tasto dolente…e in questo caso non parliamo di autori italiani, anzi.

E se iniziamo a parlare dei film vorrei sapere lei cosa ne pensa; praticamente non esiste più un film in cui non ci siano scene di donne nude o di sesso.

Non voglio fare la parte del moralista ma certi risultati sono frutto di un insieme di fattori: Sembrava quasi che avessimo dovuto prendere esempio dagli altri stati europei in cui le regole vengono rispettate e la donna anche.

Se in Inghilterra il numero di ragazze che restano incita poco più che tredicenni e che abortiscono, le ragazze che vengono violentate è altissimo…come possiamo dire che il loro modello vada bene? E ripeto…se vogliamo dare una risposta alle domande molto interessanti del suo video non possiamo pensare di trovare le risposte solo nella Televisione…perché è proprio il mondo occidentale che ha perso i punti di riferimento.

E ho letto ogni singolo commento, tirando un sospiro di sollievo, e poi mi chiedo: Viviamo davvero in un regime ovattato che ormai manipola anche la percezione del nostro corpo, delle nostre aspirazioni.

Vorrei questo video nelle scuole, a partire almeno dalle medie. Grazie davvero Lorella per il suo lavoro, e peccato avere perso il suo incontro a Bologna. Ho sempre pensato che la TV attui un processo di lavaggio del cervello non solo agli italiani, ma anche a chi la TV la vede da fuori.

Ormai passare davanti alla Chiesa e far partire lo sputacchio è lo sport nazionale. Guarda cosa diceva la Chiesa nel Poi sono arrivati i campioni della libertà, i sessantottini e hanno spazzato via tutto, sinistra compresa. Alcuni adesso si mettono a fare prediche. Prima fanno festa, sporcano e poi ti dicono che è colpa tua e devi pulire. Grazie davvero di cuore, sicuramente lo faremo vedere nella nostra parrocchia… p.

Ricordate ieri sera a Bologna la proposta sul canone rai? Non so dire se sono più raggelata o furibonda per il doppio servizio,in video e in pagina, realizzato da Repubblica di oggi sulla giornata in burka e niqab per le vie e gli uffici di Milano. Non una parola o un cenno sul significato della adozione di un manto che copre il corpo di una donna, lasciando solo gli occhi visibili e talvolta nemmeno quelli o di un velo, unitamente ad un abbigliamento che copre tutto il corpo, che anche questo lascia scoperti solo gli occhi.

Lo dicevamo quando si ammantava una guerra come liberatoria per le donne in burka. Ho visto a Milano, alla stazione centrale, una donna completamente velata e con gli occhi appena visibili tenuta da un gruppo di uomini con una corda al polso, senza che nessuno dicesse nulla.

Sono stata gentilmente avvicinata da un uomo con la barba, al cui fianco stava una donna in burka, che mi ha chiesto indicazioni stradali, come se nulla fosse. Mi chiedo se è questa la società che vogliamo: Mi chiedo se sia giusto, e se generi giustizia, un atteggiamento di relativistico rispetto per ogni scelta, senza una riflessione attenta sugli effetti sociali e politici delle conseguenze che ogni scelta provoca. Dobbiamo ammettere di esserci sbagliate e le donne sono rimaste intrappolate.

Non eravamo fanatiche di una legge perchè sappiamo per esperienza che una legge non risolve nulla. Ma le diverse leggi contro il razzismo pur non abolendolo permettono alle vittime di difendersi. In questo senso pensiamo che la legge per la laicità protrebbe rivelarsi una stampella per le donne e le ragazze che rifiutano le idee integraliste. Vogliamo che anche qui in Italia, come già in inghilterra e Canada, si affianchino alla legge dello stato quella della sharia?

A quel punto, travolte dalle benedizioni di ogni uomo e donna di integralista fede qualunque fede tutte saremo travolte. Il burqa ha cominciato ad essere usato nel in Afghanistan. La libertà non è un fine né qualcosa per raggiungere la quale bisogna dimenticare se stessi. Libertà significa possibilità di scelta secondo pari opportunità nel limite del rispetto della legge.

Integrazione significa incontro, rispetto e comprensione reciproca, consapevolezza di abitare sullo stesso terreno, di essere comunità. La nostra legge proibisce di andare in giro senza farsi riconoscere.

Per questo va vietato il burqa. Altrimenti poi come si fa ad incriminare il padre integralista che, applicando alla lettera la legge tribale della sua comunità di appartenenza, ammazza la figlia rea di aver frequentato un infedele? Non esiste più la sinistra. Non è più nulla. Non hanno idee, solo il dogma della libertà assoluta, ultima illusione patetica. Per le elezioni si coalizzano, fanno la voce grossa, perdono e quando Silvio ha bisogno ecco che arriva il burocrate di turno a dargli una mano.

Le leggi servono ma devono essere formulate e applicate da individui evoluti. In questi casi si riesce solo a imporre regole ferree per arginare i problemi in qualche modo. Proibire è la maniera più comoda e facile per intervenire. Denota arretratezza culturale e paura del diverso. Insomma è il preludio ai regimi dittatoriali. Pensare che i colori variopinti degli abiti dei bambini di una classe elementare possano nuocere alla creatività del gruppo è qualcosa di aberrante.

Due parole sulla tv. Di ragazze nude in tv io non ne ho viste mai, è vero che la guardo raramente, ma da quanto ho visto sul web, si tratta solo di esposizione gratuita di ragazze in minigonne, minishort e costumi da bagno. Basterebbe far ruotare i palinsesti mettendo alle 19 quello che va alle Provincialismo culturale e vizio del fascismo indotto dalla cultura cattolica. Sarà dura venirne fuori. Sarà dura liberarsi delle scemenze come questa tua psicanalisi da osteria!!! La Chiesa non ha alcun progetto di liberazione delle donne e neanche degli uomini.

Sul piano legislativo — se abbandonati a loro stessi — abolirebbero il divorzio, il diritto di abortire, la contraccezione. Di più, non perdono occasione per proclamare la loro irriducibilità ai preservativi che salverebbero molte vite da tutte quelle malattie sessualmente trasmissibili e spesso — nel terzo mondo — non curabili. Francamente non si sono accorti del problema sono parte del problema. PAN ripeto le tue parole: Marco Ti ringrazio per il complimento ma non lo merito; ora mi leggo attentamente il testo che mi hai proposto.

Lorenzo, fai molto bene a reagire e come donna te ne ringrazio. Credo che una ragione per cui la Chiesa si mostri prudente a dare appoggio completo a queste lotte sia proprio la presenza del femminismo ideologico, radical-chic e anti-clericale. Poi se dovessero rimettersi a predicare castità e verginità saltereste fuori a dire che sono oppressivi, medioevali, sessuofobici… La vostra è pura ideologia. La Chiesa è una delle poche cose serie rimaste in Italia.

Siamo in molti a conoscere la tv, berlusconiana in particolare, per quanto è possibile scorrerne su youtube. Precisazione credo inutile per la maggior parte dei lettori, ma dato che qui si estrapola faziosamente, resasi necessaria.

Se poi vogliamo continuare a questo gioco, prego. Di questo passo ci direte che la colpa delle tette in TV è delle femministe — e della minigonna, e del grammofono, come diceva il buon Troisi. La mia compagna ed io guardiamo raramente la televisione, poche sono quelle che si muovono come soggetti attivi, per non parlare del fatto che le lesbiche non sono rappresentate, come se non esistessimo, invece votiamo, lavoriamo, viviamo, certe volte ci sono i gay, ma anche quelli sono uomini, spesso anche di potere, grazie per questo documentario.

Vorrei fare prima di tutto i miei complimenti hai realizzatori del video. Il messaggio è chiaro e significativo…quindi se non si ammette lo squallore in cui è caduta la televisione ma si potrebbe dire ogni tipo di mass media vuol dire che ancora una volta non vogliamo essere sinceri con noi stessi e infatti….

Nel video si fa ben capire che la visione della donna dal passato a oggi è sempre la stessa…. Il tuo matrimonio va male? Non vuoi il bambino? Ti costruiamo le stanze apposite.

Non ce la fai a dare un senso alla sofferenza? Ti aiuto a suicidarti. Io non voglio convincere nessuno. Credo fermamente che occorra liberarsi delle ideologie e pensare una società che sia più a misura di persona umana, donna e uomo, nel lavoro, nella famiglia e nella società.

Esponi le tue idee e rispetta gli altri. Come ha già detto Zauburei: Se ciascuno lavora bene su qualcosa e ne condivide i frutti, si compie comunque un passo avanti.

Anche lo stesso documentario sul corpo delle donne — per esempio paradossale — potrebbe essere percepito come elitario da chi si occupa di povertà urbana estrema. Direste voi che un programma con contenuti razzisti è meno grave perché trasmesso a tarda notte?

Non sono nemmeno femminista. Non mi piacciono gli -ismi. Non per questo stupro o ritengo giusto che le donne siano retribuite inferiormente rispetto agli uomini!!! Il discorso donne e media è più complesso: Lo volete capire o no???

Nessuno ha obbligato quelle signorine a fare quello che fanno. Uomini e donne ovviamente. Quello che produce questa televisione è prodotto anche dalle donne!!!

Lo stesso vale per la prostituzione. Occorre capirci meglio vicendevolmente. Spero che Marco prenda rapidamente atto che per rispettare gli altri è necessario esporre le proprie idee dopo averle seriamente confrontate con dati, contenuti e pratiche che a lui sono evidentemente estranei e forse intrinsecamente estranei.

La tua estraneità, Marco, ne produce altrettanta di riflesso: Inutile anche accusare di essere in preda ad ideologie chi non lo è sperando, forse, di trascinare il livello del dibattito verso il basso. Ma qui si entra nello specifico degli eccessi, appunto razzisti. Mi sembra di poter dire che questo post ha provocato, più di altri, interventi tra loro in contrasto.

A me piace di solito trovare i punti di accordo. Detto questo, non vedo disaccordo tra le preoccupazioni di Lorella e le posizioni di Zauberei e Barbara. Vedo persone che stanno male come persone e come donne di fronte a certe forme di sopraffazione, e si domandano con grande onestà intellettuale se ci sono altre posizioni da valutare, se relativizzare le nostre posizioni non sia la cosa da fare prima di lanciarsi a proporre soluzioni.

Qualcosa che io non vedo negativamente, qualcosa che io contrappongo al fondamentalismo. Credo che ci sia anche della casualità un incontro a Bologna di cui non so nulla ma non solo, almeno non credo, nel fatto che si sia finiti a parlare di religione cattolica dopo essere partiti dal burqa.

E mi scuso con Lorenzo se nella fretta ho male interpretato alcune sue interessanti obiezioni. Sulle donne nude devo difendere Pan, le cui posizioni conosco bene. E questa umiliazione ha delle ricadute sulla nostra società.

La tv italiana è diversa e ha un peso diverso. In metropolitana si sente gente parlare di personaggi televisivi anche di fiction come se fossero i vicini di casa.

Tristemente, mi viene da pensare, è proprio perché purché non ci siano nudi e scene di sesso, il resto… il resto è relativo. Si parlava di tv ed è venuta fuori la storia di un partecipante al Grande fratello che tradisce la compagna in diretta, compagna che se ho capito bene se ne sta a casa col figlio del suddetto che deve essere tenuto ben lontano dalla tv per non vedere.

E io ci vedo una grande umiliazione per tutti nel fatto che roba del genere possa essere anche solo pensata e poi trasmessa, lasciando perdere qualunque ipotesi sulla spontaneità. Se i due fossero sposati, in chiesa magari, si direbbe qualcosa? Ma non lo sono. Quali valori sono offesi da questo tipo di tv?

Palrare di burqa crea forse meno problemi che parlare della mercificazione del corpo delle donne? Sarà che sei intellettuale oppure che in fondo non dici nulla…. Se non basta questo è sufficiente osservare questo post. Credo che il messaggio della signora Zanardo sia: Si rischia di perdere alleati e alleate preziosi. Perché non si ribellano?

Possibile che sia tutto spiegabile a suon di maschilismo e condizionamento? Voi continuate a farmi prediche ma io sono del tutto immune alle grechine, alle veline, alle letterine e non mi sarei mai sognato di mettere una donna dentro una scatola di plexiglass o di fare le battute di Teo Mammucari.

Evidentemente la signorina che ha accettato deve avere i suoi motivi. Perché sono circa Quante sono quelle che non ci provano nemmeno solo perché semplicemente non si sentono abbastanza belle?

Gentile Lorella, questo è il suo blog quindi — metaforicamente — casa sua. Come ospite le regalo una bottiglia di vino e una rosa, prima di uscire definitivamente dalla porta.

Il suo lavoro è importante e bello, tuttavia lei disprezza quello altrui bollandolo come elitario. Ha prodotto un buon documentario, ha aperto una discussione importante e proficua. Stia serena… se ci sono altri che desiderano indagare altri aspetti della vita delle donne o altri saperi, la sua ricerca non ne uscirà sminuita.

Non la rende popular, solo buffa. Lorella Certo, molti meno problemi. Era una rappresentazione percepita come assolutamente normale. Riuscire a farlo vedere agli altri è impresa straordinaria.

Blogger più che quotidiani e stampa. Ma non dimentichiamo che chi strumentalizza il burqa ventilando certe leggi è anche chi propina da decenni certe immagini di donna.

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Video francaise porno wannonce pays de loire Ma qui si entra nello specifico degli eccessi, appunto razzisti. Che cosa vi stia dietro, non lo sappiamo. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: Mentre riponeva i fogli che via via le restituivo notai che si era tagliata un dito con la carta e che il sangue rischiava di macchiare i disegni. La biblioteca fantastica di Adamo Calabrese.
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Al ristorante lui la chiama ancora. E cosa vuol dire essere un uomo? Gemma si gira e riconosce il fumatore che la sera prima era davanti al ristorante. Ci sono parecchi piumini neri. Cosa serve che io cammini per Fifth Avenue. Sdraiata sul letto di fianco la sua compagna di stanza dorme, o comunque è del tutto assente. film de cul francais escort lisbon